Dalla direzione della finale di Champions League alle polemiche tutte italiane sulla sua fede calcistica. È la parabola di Daniele Orsato, arbitro internazionale originario di Schio, nel Vicentino, finito nel mirino dopo aver manifestato pubblicamente, nel corso di una trasmissione in una tv locale, la sua fede calcistica per il Vicenza. «La seguo esasperatamente», ha detto riferendosi alla squadra biancorossa che attualmente milita in serie B. Apriti cielo! Il «crucifice» mediatico è partito subito, si è gonfiato sui social finendo per riempire anche pagine di giornali e siti web.

Il Collina Laziale

Ma quella sul tifo calcistico dei fischietti è una polemica che periodicamente riaffiora nel dibattito “da bar” italiano. Polemica retroattiva nel caso di Pierluigi Collina. Il pluripremiato arbitro bolognese, oggi presidente della Commissione Arbitri della Fifa, ha passato una vita a calcare campi da calcio italiani e internazionali senza mai far filtrare quale fosse la sua squadra del cuore. Soltanto dopo aver appeso il fischietto al chiodo, Collina si è esposto tra Gazzetta e SKY: «Ho tifato per la Lazio».

L’ex arbitro ha dunque aggiunto che quando era piccolo seguiva il Bologna e la Fortitudo nel basket, ma poi si è avvicinato ai biancocelesti per la sua passione per le aquile e per Pino Wilson, capitano laziale negli anni 70. «Eppure la Lazio non ha vinto nelle prime dieci volte che l'ho diretta...», ha aggiunto Collina. Il quale però arbitrava quella discussa gara Perugia-Juventus del 14 maggio 2000, facendola disputare sotto un inopinato diluvio malgrado le perplessità dei calciatori bianconeri. Il risultato finale premiò gli umbri, ma soprattutto condannò la Juventus a perdere lo scudetto a vantaggio proprio della Lazio.

Tradizione negativa

Se le prime dieci partite della Lazio dirette da Collina sono state dieci sconfitte, per i biancocelesti non è tanto migliore la statistica relativa ai derby capitolini arbitrati da Paolo Tagliavento. Tre vittorie romaniste su quattro, condite da contestazioni da parte dei laziali per alcuni episodi ritenuti sfavorevoli. Dall’insofferenza laziale, cucinata e corroborata dalle radio locali, nacque la diceria che Tagliavento fosse tifoso romanista. L’arbitro, oggi vice-presidente della Ternana, taglia corto: «È una leggenda».

L’ex giacchetta nera attribuisce ai numeri dei derby romani l’ostilità dei laziali. «Io ho avuto la fortuna e il piacere di arbitrare 4 derby di Roma, che ritengo la sfida più bella del campionato italiano, e in questi 4 derby la Roma ha vinto tre volte - dice a Radio Cusano Campus -. Quindi per una questione di statistica sono diventato quello che fa vincere i derby alla Roma».

Vetriolo laziale anche contro un altro arbitro, il triestino Piero Giacomelli, al Var durante un contestatissimo Lazio-Torino del dicembre 2017. Alcune immagini postate dal fischietto giuliano sui social in cui inneggia alla Roma e soprattutto a Francesco Totti sarebbero state la prova, secondo alcuni laziali, della sua malafede verso le maglie biancocelesti.

Il caso De Santis

Al contrario, qualcuno provò a spiegare presunti arbitraggi in favore della Juventus di Daniele De Santis con la sua passione per i bianconeri. Sempre nel 2000, arbitro di uno Juventus-Parma alla penultima giornata, annullò la rete del pareggio a Cannavaro, allora ai ducali, che avrebbe consentito alla Lazio di raggiungere in classifica la Vecchia Signora a una giornata dal termine. Poi com’è finita quella stagione l’abbiamo affrontato sopra.

Anni dopo è lo stesso De Santis che, intervenendo a Radio Incontro Olympia, mette fine alle chiacchiere sulla sua fede calcistica. «Non sono mai stato tifoso della Juve. In quella gara feci più danni che favori». L’arbitro di Tivoli ammette comunque che annullare il gol del pari a Cannavaro che fermò le scommesse calcio live  fu un suo errore. Come lo è stato quello di considerarlo tifoso juventino. Altro che, De Santis sarebbe tifoso proprio dei rivali dell’Inter...

Le rivelazioni di un ex arbitro

Ma è legittimo per un arbitro avere una squadra preferita? «Prima di essere arbitri siamo uomini», così un ex arbitro professionista contattato da 888sport commenta la rediviva polemica. «Ogni arbitro ha avuto un passato da tifoso, come tutti i bambini», aggiunge. L’ex arbitro conosce Orsato, con cui ha anche arbitrato alcune gare. «È un professionista talmente ligio al dovere - dice - per cui queste polemiche lasciano il tempo che trovano».

Esternare la propria fede quando si è in attività potrebbe però essere motivo di imbarazzo. «Non è opportuno», dice, «ma solo perché in Italia vige il politicamente corretto, dunque non si può affermare il proprio pensiero altrimenti si innesca la dietrologia».

Del resto, osserva, «noi arbitri non siamo condizionati dalla fede calcistica, perché quando entriamo in campo dobbiamo fare il tifo soltanto per noi stessi». Un’eccezione alla regola giunge dall’Inghilterra, dove l’arbitro Mike Dean si è fatto immortalare esultante dopo un gol della sua squadra, il Tottenham, proprio mentre il direttore dell’incontro era lui. Una fede un po’ troppo esuberante.

*Il testo dell'articolo è di Federico Cenci; l'immagine di apertura è di Rui Vieira (AP Photo).

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