Se «Una splendida giornata» è la colonna sonora che più s’addice a quei calciatori che hanno iniziato male - «con un’alba timida», per parafrasare Vasco Rossi - la loro esperienza in una squadra per poi affermarsi alla seconda stagione, «Non ho l’età» di Gigliola Cinguetti o «Voglio andar via» di Claudio Baglioni sono brani che fanno al caso di quei calciatori che sono riusciti ad esprimere le loro qualità soltanto cambiando casacca.

Incapacità di ambientarsi in Italia o in una piazza specifica, incompatibilità con un sistema di gioco, acerba gioventù: sono diversi i motivi dietro quei flop che, con il senno del poi, appaiono inspiegabili.

Anonimi al Milan, campioni all’Arsenal

Appare ad esempio inspiegabile come il Milan si sia lasciato sfuggire un campione della caratura di Patrick Vieira. Robusto e granitico centrocampista franco-senegalese, viene ingaggiato dai rossoneri nel dicembre 1995 e presentato come un novello Desailly. Quello in cui arriva è il Milan stellare di Fabio Capello: un vero e proprio caleidoscopio di campioni in cui è difficile per un giovane trovare spazio.

A fine stagione, con un assegno di 4,5milioni di sterline se lo aggiudica l’Arsenal di Arsene Wenger, il quale riesce a rilanciare il suo giovane connazionale che negli anni diventerà una colonna dei Gunners.

Gioca oggi con l’Arsenal Sokratis Papastathopoulos, il difensore greco considerato tra i più affidabili nel ruolo: per lui infelice esperienza in rossonero nel 2010-11, dopo due buone stagioni al Genoa. L’asse Arsenal-Milanello sembra una costante in questo ambito. Nelle fila dei Gunners milita attualmente anche Pierre-Emerick Aubameyang, altro afro-francese, ma attaccante rapido e tecnico.

Anche per lui parentesi anonima al Milan fino al 2008, dove Aubameyang gioca soltanto con la Primavera senza mai esordire in prima squadra: la fama arriva in Francia, poi al Borussia Dortmund e infine, appunto, all’Arsenal.

Di lui l’allora allenatore della Primavera rossonera Filippo Galli dirà un gran bene, indicandolo come il miglior elemento di quella squadra insieme al fluidificante Matteo Darmian, altro giocatore che ha avuto fortuna soltanto lontano da Milanello. Così come Edgar Davids, che giunge “alla corte del Diavolo” nel 1996 insieme agli altri olandesi Reiziger, Bogarde e Kluivert.

I quattro fanno però rimpiangere i loro ben più amati connazionali Van Basten, Gullit e Rijkaard. A fine stagione Davids viene ceduto alla Juventus, dove diventa uno dei mediani più temuti dagli avversari nella storia del calcio.

Dall’Inter al Milan, tutta un’altra musica

Ma c’è anche chi a Milanello ha invece costruito la propria gloria calcistica dopo aver fallito altrove. È il caso di un altro olandese, Clarence Seedorf, capace di affermarsi nel 1995-96 nella Sampdoria e di diventare elemento chiave del Real Madrid nelle tre stagioni successive. Nel dicembre 1999 l’approdo all’Inter. In maglia nerazzurra mister Lippi lo impiega esterno di centrocampo, dove non esprime il meglio di sé.

Nell’estate 2002, dopo l’amarezza dello scudetto perso all’ultima giornata all’Olimpico, Seedorf passa dall’altra parte dei Navigli: al Milan rimane dieci stagioni e, nella seconda metà dele 2013-14, ne diventa anche allenatore.

È oggi un mister anche Andrea Pirlo, altro rigenerato eccellente dalla “cura Milanello”. Di lui si dice un gran bene quando, giovanissimo, incanta con la squadra della sua città, il Brescia. Lo preleva l’Inter, dove lo attendono anni tra luci e ombre: con il Biscione non esplode mai, mentre sono positive le esperienze in prestito alla Reggina e il ritorno al Brescia. Nel 2001 lo prende il Milan e gli fa spiccare il volo verso una carriera piena di successi.

Penombra nerazzurra

Inter sfortunata pure con altri calciatori divenuti altrove celebri. Considerato uno dei «bidoni» per eccellenza della compagine nerazzurra, il francese Mikael Silvestre nel 1998 arriva a Milano dopo un lungo braccio di ferro tra il ds interista Sandro Mazzola e la sua squadra, il Rennes. Sicuro di aver trovato un campione in difesa pronto a sbocciare, mister Gigi Simoni si ritrova invece un giocatore inadatto a fare il terzino sinistro.

A fine stagione il trasferimento al Manchester Utd, dove Silvestre ritrova linfa nel suo ruolo naturale: difensore centrale.

La maglia dei Red Devils la indossa oggi Alex Telles, ottima opzione come marcatore a quote alte per le scommesse online che nel 2015-16 disputa una stagione in prestito al di sotto delle aspettative nell’Inter. Tornato al suo club di appartenenza, il Galatasaray, viene ceduto al Porto, dove diventa il perno della fascia sinistra e conquista la Nazionale brasiliana.

Una sola stagione all’Inter anche per l’austriaco Marko Arnautovic: nel 2009 arriva alla Pinetina con la fama del nuovo Ibra, in realtà si farà ricordare solo per le sue spigolature caratteriali, che gli sono rimaste anche nel corso delle sue successive buone esperienze in Germania e Inghilterra.

Da Henry a Sinisa, quanti rimpianti

Un carattere mite è invece quello di Thierry Henry, che nel mercato invernale del 1999 arriva alla Juve da prospetto di futuro campione. È già un nazionale francese, ma con i Blues gioca da punta, mentre in bianconero mister Ancelotti lo impiega sulla fascia. A parte una preziosa doppietta alla Lazio, realizzata giocando appunto da centravanti, il francese non fa molto altro. A fine stagione la cessione all’Arsenal, dove ne diventa una bandiera.

Tutt’altro che esaltante in bianconero l’esperienza di Sunday Oliseh, nel 1999-00: 8 presenze e 0 gol per il centrocampista nigeriano prima di accasarsi al Borussia Dortmund e rivelare il suo valore. E pensare che viene strappato da Moggi alla Roma, provocando le ire di Franco Sensi. Due anni prima, nell’estate 1997, in giallorosso arriva un altro centrocampista, Ivan Helguera.

Tra le tante new entry a Trigoria di quella finestra di calciomercato, lo spagnolo viene considerato un colpo da veri intenditori. Ma la sua flemma è incompatibile con il dinamico 4-3-3 di Zeman: a fine anno Helguera fa un biglietto di ritorno in Spagna, dove diventa negli anni perno della Nazionale e del Real Madrid.

Si è dovuto allontanare molto meno da Trigoria per affermarsi come uno dei migliori difensori goleador della storia Sinisa Mihajlovic. Per il serbo nella Roma due stagioni in chiaroscuro tra il 1992 e il 1995, dove gioca da ala sinistra. Sven Goran Eriksson alla Samp gli ritaglia un ruolo da libero, nel 1998 se lo porta alla Lazio dove nel 2000 diventa campione d’Italia. Nell’estate 2019 Mihajlovic sarebbe potuto tornare alla Roma, stavolta da allenatore. Ma questa è un’altra storia di calcio.

*Il testo dell'articolo è di Federico Cenci; l'immagine di Felice Calabrò (AP Photo).

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