Tutte le edizioni della Coppa del mondo di calcio a partire dal 1960 e degli Europei dal 1980 hanno avuto la propria mascotte, tradizionalmente un pupazzo che cerca di rappresentare una caratteristica tipica della nazione ospitante: flora, fauna, tradizioni. Curiosamente, il target principale delle mascotte sono i bambini di tutto il pianeta, o di tutto il continente, che così sono spinti ad avvicinarsi al calcio e, perché no, alla cultura.

Ne abbiamo scelte sei da raccontarvi, alle quali l’Italia, per diversi motivi, è legata.

Juanito Maravilla (Messico 1970)

Messico ‘70 per la Nazionale azzurra fa rima con Italia-Germania 4-3, che la targa all’ingresso dell’Estadio Azteca della capitale ricorda per sempre come “El partido del siglo”, la partita del secolo. Ad accompagnare l’avventura degli azzurri di Ferruccio Valcareggi, tra la storica staffetta tra Rivera e Mazzola e i gol di Gigi Riva, c’è Juanito Maravilla, il bimbo col sombrero e le guance paffute, vestito con la divisa dei padroni di casa. Juanito diventa presto una celebrità, poiché il mondiale messicano è il primo trasmesso in mondovisione in tv.

Pinocchio (Italia 1980)

L’Italia ospita i Campionati europei nel 1980, la prima edizione della competizione continentale che prevede una mascotte per il paese organizzatore. Puntiamo sul famoso burattino di legno di Collodi, con il naso dipinto con il tricolore, un pallone sottobraccio e un cappellino da marinaio in testa con la scritta Europa 80.

Una curiosità: inizialmente alla mascotte non viene dato un nome ufficiale: Artemio Franchi, all’epoca presidente Uefa e Figc, spiega infatti alla stampa, nell’ottobre 1979, che i diritti di Pinocchio appartengono alla Disney. La Fondazione Collodi, però, corre in soccorso all’organizzazione italiana, ricordando che i diritti d’autore sul libro sono scaduti da un pezzo: la mascotte può quindi presentarsi con il suo nome ufficiale al sorteggio di Roma del 16 gennaio 1960.

Naranjito (Spagna 1982)

Sarà perché in Spagna siamo diventati campioni del mondo o perché quell'arancia sorridente dalle gote rubiconde è uno dei miei primi ricordi d'infanzia legato al calcio, ma Naranjito non poteva proprio mancare in questa carrellata. 

Attenzione però, perché al mondiale spagnolo del 1982, a far compagnia alla Nazionale di Bearzot, Paolo Rossi, Bruno Conti e Gaetano Scirea non c'è solamente l'arancia con la maglia e i pantaloncini delle Furie Rosse: come dimenticare, infatti, Sport Billy? In quello stesso anno, infatti, la FIFA ha scelto il personaggio della serie di cartoni animati statunitense per sensibilizzare sul fair-play e sull'importanza di tutti gli sport, non solo del calcio.


Ciao (Italia ‘90)

Il portafortuna delle Notti magiche, che sono state tali fino a quella sciagurata serata partenopea, non poteva che chiamarsi con la parola italiana più nota e utilizzata nel mondo, quella che si è tramutata nel saluto più internazionale che ci sia: Ciao

"Un'idea sfruttabile tridimensionalmente, giochi tecnologici futuri, immagini televisive, consumismo": tutti questi concetti sono racchiusi dell'omino tricolore con la testa nel pallone secondo le parole del suo creatore, Lucio Boscardin, pronunciate nel novembre 1986 in sede di presentazione della snodata mascotte dei Mondiali italiani.
Un curioso aneddoto: il primo nome dato a Ciao da Boscardin è stato L'italiano.

Striker (USA 1994)

Dopo gli esperimenti di Italia '90, gli Stati Uniti scelgono di tornare alla tradizione, per tentare di lanciare finalmente ad alti livelli il soccer tra le stelle e le strisce: la mascotte di Usa '94 è un cane che indossa pantaloncini blu e una maglietta bianca e rossa. Il suo nome è Striker, che in inglese significa attaccante e il padre è davvero nobile: il design, infatti, è commissionato alla Warner Bros.

Ricordiamo quel Mondiale per il gran caldo durante le partite, per le magie di Baggio che ci tengono a galla, scommesse sportive comprese, contro la Nigeria, per i tatticismi di Sacchi, i crampi di Baresi e gli sfortunati calci di rigore in finale contro il Brasile.

Goleo VI e Pille (Germania 2006)

Un altro trionfo memorabile, quello dei Mondiali di Germania del 2006 con l'indimenticabile notte di Berlino. Goleo è un leone, vestito con la maglia numero 06 della nazionale teutonica, senza pantaloncini; Pille è il sorridente pallone che lo accompagna: il suo nome, oltretutto, è un'espressione gergale con cui, in tedesco, si è soliti chiamare il calcio.

La mascotte compare nel video della canzone "Love generation" di Bob Sinclair, uscita in Germania il giorno del sorteggio mondiale.

*L'immagine di apertura dell'articolo è di Carlo Fumagalli (AP Photo).

Sull'autore
Di
Emanuele Giulianelli

Scrittore e giornalista freelance, collabora regolarmente con il Corriere della Sera, con La Gazzetta dello Sport, con Extra Time, Rivista Undici, Guerin Sportivo e con varie testate internazionali come Four Four Two, Panenka e Tribal Football. Scrive per B-Magazine, la rivista ufficiale della Lega Serie B.

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