Nulla è eterno, persino nel calcio. Ogni periodo di dominio è destinato a terminare e anche le squadre che hanno fatto la storia, prima o poi, sono costrette ad abdicare. A volte lo fanno in maniera silenziosa, con una discesa evidente, ma non troppo rapida. Altre, e succede assai più spesso, con cadute che fanno rumore.

Il Dream Team di Guardiola, il Barcellona che perde 4-0 contro il Milan di Capello è l’esempio più evidente, ma anche la storia delle nazionali è piena di storie simili. La Spagna che ha dominato l’Europa e il mondo tra 2008 e 2012 sembrava destinata a recitare il ruolo di protagonista ancora a lungo. Ma il suo regno è terminato, in modo fragoroso e inatteso, in un giorno di giugno 2014 in Brasile.


All’esordio da campioni del mondo in carica gli uomini di del Bosque si trovano di fronte una squadra di grande tradizione e ben conosciuta. Spagna-Olanda è il remake della finale del 2010, quella decisa ai supplementari da una rete di Don Andres Iniesta. Dopo quella partita, le Furie Rosse vanno a vincere anche l’Europeo 2012, mentre i Tulipani deludono, uscendo di scena ai gironi con zero punti, seppure in un girone complicato con Danimarca, Portogallo e Germania.

All’arrivo in Brasile, dunque, il pronostico sembra abbastanza chiuso. E quando il nostro Rizzoli dà il via al match a Salvador de Bahia, pochi per le scommesse calcio punterebbero su una vittoria dell’Olanda. Anche perché, con una mossa che ha quasi del clamoroso, Van Gaal sistema i suoi in un 3-5-2 parecchio difensivo, con sugli esterni un mediano adattato come De Jong e un terzino destro come Janmaat. Primo: non prenderle. Una filosofia che non sembra adattarsi troppo all’ex tecnico di Ajax e Barcellona.


Il gol... a freddo - Al punto che, all’inizio della partita, l’Olanda le prende eccome. La Spagna, a cui viene lasciato il controllo del pallone, va in vantaggio al minuto 27. De Vrij fa fallo su Diego Costa e Rizzoli indica il dischetto. Xabi Alonso si prende il pallone e segna l’1-0. La calma prima della tempesta. E non può mancare la più classica delle sliding doors. Il momento che cambia la storia di quel mondiale e forse del calcio spagnolo è a fine primo tempo. David Silva si trova uno contro uno con Cillessen e potrebbe far saltare il piano di Van Gaal, ma sbaglia clamorosamente.

Un grande classico del calcio, gol sbagliato, gol subito. Passano pochi istanti e Daley Blind lancia lunghissimo dalla sua metà campo, pescando Van Persie in velocità. Uno schema assai poco olandese, ma efficace. L’olandese sfugge a Ramos e non dà il tempo a Casillas di reagire, perché decide di concludere in una maniera inattesa ma stilisticamente perfetta: colpo di testa in tuffo e neanche Saint Iker può farci nulla. Al 44’ è 1-1. E nulla sarà più come prima.

Il clamoroso gol di testa di Van Persie!


La ripresa è sotto il diluvio tropicale, visto che si gioca all’altezza dell’Equatore. E piove fortissimo sulla Spagna, che dagli spogliatoi sembra non rientrare proprio. L’Olanda capisce che il metodo funziona e Blind lancia di nuovo in avanti. Stavolta pesca Robben, che, incredibile ma vero, non fa tutto col sinistro. Aggancio al volo col piede preferito, dribbling col destro con cui l’olandese manda al bar sia Piquè che Ramos, e mancino a colpo sicuro su cui Casillas non può nulla.

Il portiere del Real potrebbe farci qualcosa, e sbaglia clamorosamente, sul terzo gol della squadra di Van Gaal. Al minuto 63 Sneijder scodella in mezzo un calcio di punizione e il portiere spagnolo si preoccupa troppo di Van Persie, che lo ostacola. Dietro di loro spunta De Vrij, che non colpisce benissimo di testa ma riesce comunque a spingere il pallone in porta. 


La Spagna barcolla, ma non vuole mollare. Cillessen cerca di aiutarla respingendo malissimo il colpo di testa del neo-entrato Pedro, ma quando David Silva ribadisce in rete, Rizzoli annulla per fuorigioco. Il preludio alla tragedia calcistica. Il crollo dell’Imperio Español è ufficiale al minuto 71, quando Casillas pasticcia non da par suo su retropassaggio di Sergio Ramos e ancora Van Persie gli porta via il pallone e lo spedisce in rete con facilità.

Ma è la quinta marcatura degli Oranje a certificare, qualora ce ne fosse ancora bisogno, la caduta degli dei. In ripartenza Robben si mangia il campo e Piquè, ne evita il rientro mandando a terra anche Casillas, e col solito sinistro fa cinquina. Sulla panchina di Van Gaal è il delirio, gli spagnoli sono sotto shock. 


E, purtroppo per loro, ci rimangono anche nella partita successiva. Contro il Cile, che all’esordio ha battuto l’Australia, è già partita da dentro o fuori. Finisce, inaspettatamente, con un fuori. Vidal e compagni fanno polpette delle Furie Rosse al Maraca, vincendo 2-0 con reti dell’ex meteora napoletana Edu Vargas e di Aránguiz. Nel frattempo l’Olanda ha battuto i Canguri e di conseguenza i campioni del mondo sono già eliminati dopo appena due partite, con un gol all’attivo e sette al passivo.

Non sarà più come prima - Non serve a nulla rimediare gli unici punti di quel mondiale, battendo la povera Australia in una partita assolutamente inutile. Del Bosque non rischia il posto solo perché in fondo ha vinto sia il Mondiale che l’Europeo, ma la Spagna non si riprende più. Nel 2016 l’Italia di Conte si vendica dell’Europeo precedente e sbatte fuori Ramos e compagni agli ottavi. E in Russia nel 2018 la corsa della squadra di Hierro (che sostituisce Lopetegui, il quale a due giorni dall’esordio decide di firmare con il Real) si ferma contro i padroni di casa.

Ma la leggenda di quella Spagna termina il 13 giugno 2014, a Salvador de Bahia. Una partita che entra nella storia. E non solo di quella dell’Olanda.

*La foto di apertura dell'articolo è di Manu Fernandez (AP Photo); la seconda di Christophe Ena (AP Photo).

Sull'autore
Di
Ermanno Pansa

Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

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