Dal prestito alla gloria. Il trasferimento temporaneo, in voga da una trentina d'anni a questa parte nel calcio, viene utilizzato secondo vari scopi. Principalmente per mandare un giovane di belle speranze a "farsi le ossa", come si suol dire, spesso in una categoria inferiore, in cui può iniziare a saggiare i duri contrasti di gioco che poco hanno a che vedere con il calcio giovanile.

Altre volte perché non si crede esattamente nelle potenzialità del ragazzo o, ancora, per problemi di provenienza, per prendere tempo nel caso in cui occorre liberare una "slot" in rosa da calciatore extracomunitario. Quali sono i casi più rappresentativi?

Ce ne sarebbero davvero tanti, noi di 888 Sport - procedendo in mero ordine cronologico - ne abbiamo selezionati 6:

Alessandro Costacurta

A fine agosto 1986, a 20 anni, fu mandato in prestito in Serie C1 al Monza, in cui stavano crescendo - dal settore giovanile brianzolo - anche il portiere Francesco Antonioli e l'attaccante Pierluigi Casiraghi. Non prima, però, di aver disputato due partite ufficiali con il Milan di Nils Liedholm, le prime due di Coppa Italia (quando ancora prevedeva la formula dei gironi di qualificazioni) contro la Sambenedettese a "San Siro" (1-0, rete di Agostino Di Bartolomei) e la Triestina al "Grezar" (successo con medesimo risultato, firmato Pietro Paolo Virdis)...

In terza serie, un ottimo quinto posto agli ordini di mister Antonio Pasinato, che lo manda in campo praticamente sempre (30 presenze). Un'esperienza altamente formativa, come più volte ribadito dallo stesso "Billy", che rientrato al Milan nell'estate successiva avrà modo di vincere - da autentico pilastro di una difesa granitica, insieme a Paolo Maldini, Franco Baresi e Mauro Tassotti - 7 Scudetti, una Coppa Italia, 5 Supercoppe italiane, 5 Coppe dei Campioni, 4 Supercoppe europee e 2 Coppe Intercontinentali.

Arrivò anche, con la Nazionale, alla semifinale Mondiale, saltando per un giallo evitabile contro la Bulgaria, l'atto conclusivo perso col Brasile al "Rose Bowl" di Pasadena.  

Demetrio Albertini

Cinque anni più giovane rispetto a Costacurta, vanta un  palmarès personale pressoché identico, essendo stato una colonna portante del Milan anni Novanta. Debutta in A a 17 anni, mandato in campo da Arrigo Sacchi in un Milan-Como (4-0) della stagione 1988-89. E' durante l'annata '90-91 che a Padova, in Serie B, viene mandato in prestito con maggiore continuità ed esprimere tutte le proprie doti balistiche ed una visione di gioco ineguagliabile.

Ventotto presenze e 5 reti in cadetteria, nella quale sfiora la promozione in Serie A con un quinto posto a 41 punti, a una sola lunghezza dall'Ascoli quarto. Alla corte di Mauro Colautti, manda numerose volte a segno bomber Giuseppe Galderisi.

Andrea Pirlo

Prodotto più pregiato del settore giovanile del Brescia, l'Inter lo acquista nell'estate del 1998 per circa 4 miliardi di lire. Finisce però nel tritacarne di una stagione che vede avvicendarsi, sulla panchina nerazzurra, dopo l'esonero di Gigi Simoni, Mircea Lucescu (che ben lo conosceva dai tempi delle Rondinelle), Luciano Castellini e Roy Hodgson.

Nel 1999-2000 va in prestito alla Reggina, il cui exploit porta gli amaranto di Franco Colomba a conquistare una super salvezza (12° posto). Tornato in nerazzurro, viene successivamente girato al Brescia: cresce ulteriormente all'ombra di Roberto Baggio e, proprio per garantirne la coesistenza tattica, Carletto Mazzone s'inventa di schierarlo da regista difensivo, arretrandolo rispetto alla posizione di mezzapunta. Una trovata tattica che svolterà la carriera dell'attuale allenatore della Juventus.

Samuel Eto'o

Il Real Madrid lo nota nella sempre florida fucina camerunense di Douala e lo porta nelle giovanili della Casa Blanca. Impossibile, però, lanciarlo in prima squadra, dato il suo status di extracomunitario. Allora, via al prestito non ancora 17enne - per la stagione 1997-98 - al Leganés, in Segunda Division. Ventotto presenze e 3 reti, da comprimario. I media, però, sono disattenti nei suoi confronti e, addirittura, negli almanacchi, sotto la sua immagini vengono sbagliati nome ("Etto", anziché "Eto'o") e piede preferito (viene scritto "sinistro" anziché "destro").

Finirà per siglare 380 gol in carriera, con una stagione da record nel 2009 per le scommesse ed essere considerato tra i migliori - e più iconici - cannonieri di tutti i tempi del continente africano e del mondo. Oltre a diventare, nel 2010, uno degli eroi del "Triplete" dell'Inter. A gennaio 1999 venne prestato - sempre dal Real - all'Espanyol, senza mai giocare. Che abbaglio da parte dell'altra sponda di Barcellona, e dei Blancos, che lo vendono nel gennaio 2000 al Maiorca, trampolino di lancio per una carriera meravigliosa...

Luka Modrić

Pallone d'oro 2018, la Dinamo Zagabria lo fece crescere attraverso i trasferimenti temporanei ai bosniaci dello Zrinjski Mostar (8 gol in 22 gettoni nella stagione 2003-2004 a 18-19 anni) e all'Inter Zaprešić nell'annata successiva (4 reti su 18 presenze). Al rientro nella capitale croata, è pronto a consacrarsi al grande calcio, tanto che il Tottenham, nella stagione 2008-2009, lo porta in Premier League per 21 milioni di euro.

Nell'estate 2012 passa al Real Madrid, di cui diventa uno degli uomini più rappresentativi. Nel 2018, prima del riconoscimento di France Football, trascina da capitano la sua Croazia fino alla finale mondiale poi persa 4-2 contro la Francia.

Gerard Piqué

Uno dei casi in cui la squadra proprietaria del cartellino - il Manchester United - non crede profondamente nelle qualità del giocatore mandato in prestito. Nella fattispecie, alla Real Saragozza: a San Sebastian, a 19 anni acquisisce continuità nella Liga spagnola. Ritorna a Old Trafford per l'annata 2007-2008, in cui però racimola solo 9 presenze in Premier League: per le scommesse calcio è il primo marcatore nella serata di Champions dell'Olimpico!

Il Barcellona lo riporta a casa nel 2009 per circa 5 milioni di euro, la stessa cifra per cui l'aveva venduto ad Alex Ferguson nel 2004. In blaugrana vince tutto. Più volte. Con la Spagna - per quanto sia un fiero rappresentante dell'orgoglio catalano - si laurea campione del mondo nel 2010 e d'Europa due anni più tardi. 

*L'immagine di apertura dell'articolo è di Jon Super (AP Photo).

Sull'autore
Di
Stefano Fonsato

Stefano collabora da anni come giornalista freelance per il portale web di Eurosport Italia, per il quotidiano La Stampa e con la casa editrice NuiNui per la quale è stato coautore dei libri "I 100 momenti magici del calcio" e "I 100 momenti magici delle Olimpiadi".

E' amante delle storie, dei reportage e del giornalismo documentaristico, ma il suo "pallino" resta, su tutti, il calcio d'Oltremanica.

 

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