C’era una volta un calcio tricolore con le rose delle squadre di Serie A separate da una tanto sottile quanto importante linea distintiva. Italiani e stranieri. E tutte quante si dilettano nella scelta del calciatore esotico, con risultati molto diversi. E per un Platini, un Van Basten o un Matthäus arrivano anche i Luis Silvio, gli Aaltonen e i Maradona….Hugo. Solo una squadra, nel corso degli anni, ha resistito all’influsso degli stranieri del calcio italiano. E lo ha fatto diventando un mito, quello dell’ItalPiacenza.

Una squadra di Serie A che non acquista calciatori stranieri. O meglio, che si affida solamente a giocatori italiani. L’idea del presidente Leonardo Garilli, che porta la società emiliana nella massima serie nell’ormai lontano 1993 è affascinante, ma di difficile realizzazione. Se non altro perché all’epoca gli stranieri rappresentavano il vero valore aggiunto di una squadra. Ma questo non ferma il presidentissimo e il suo primo rappresentante in panchina, Gigi Cagni.

Nella rosa che fa il suo esordio il 29 agosto 1993 (con un pesante 0-3 casalingo subito dal Torino) ci sono nomi che faranno la storia del calcio italiano, destinati, a modo loro, a lasciare un segno nella leggenda del campionato italiano. Il portiere Massimo Taibi gioca tutte le partite, mentre il bomber è Giampietro Piovani con 6 reti. Non bastano per la salvezza, perché il Piacenza retrocede, arrivando quindicesimo a 30 punti, ma giocandosela fino alla fine. E a 31 c’è l’Inter di Bergkamp, Shalimov, Pancev, Ruben Sosa e Jonk. Allora forse questi stranieri in Italy non servono poi troppo, chiosano divertiti in Emilia.


La stagione successiva, in Serie B, è trionfale. Cagni, alla sua quinta stagione alla guida del club, centra la seconda promozione in tre anni e lo fa dominando il primo campionato dei tre punti, tornando in A dalla porta principale. Il tutto anche grazie ai gol di un ragazzo nato e cresciuto a Piacenza, che ha un fiuto del gol davvero incredibile. Filippo Inzaghi torna dal prestito al Verona e trascina la squadra della sua città al ritorno sul palcoscenico più importante. Per lui e per Piovani 15 marcature ciascuno in campionato. E il mito dell’ItalPiacenza può tornare ad essere raccontato in Serie A.


Nell’estate 1995 il Milan fa un mercato da Pallone d’Oro: porta nel nostro campionato Weah e si compra Roby Baggio. Il Piacenza risponde a modo suo, innestando in rosa altri calciatori destinati a lasciare il segno. Dalla Lucchese arriva Eusebio Di Francesco, mentre dall’Ancona, per il reparto offensivo già orfano di Inzaghi, finito a Parma, c’è Caccia. Per un po’ di fosforo a centrocampo, il genio di Eugenio Corini. La formula stavolta funziona alla perfezione, perché il Piacenza raccoglie i frutti dell’ottima programmazione: salvezza anche abbastanza agevole, quattordicesimo posto con 5 punti di vantaggio sul Bari quintultimo.

PIACENZA - MILAN 3-2

La stagione dopo va ancora molto bene, anche se a Piacenza c’è un mezzo terremoto: va via Cagni, sostituito da Bortolo Mutti, e parte della squadra viene smantellata: arriva Pasquale Luiso. Il Toro di Sora è protagonista assoluto il 1 dicembre 1996, quando al Galleana arriva il Milan di Tabarez. Finisce 3-2 per i padroni di casa, con l’ultimo e decisivo gol realizzato dall’attaccante in rovesciata acrobatica. Per il Maestro è il momento dell’esonero, per i biancorossi è quello della felicità. Quello delle lacrime arriverà un mese dopo, quando il 30 dicembre si spegne il presidentissimo Garilli.

 

Lo sostituisce suo figlio Stefano, ma il nome di Leonardo resta per sempre, visto che gli viene intitolato lo stadio. La spinta emotiva dell’addio al numero uno è fondamentale nella rincorsa alla salvezza, che arriva in uno spareggio contro il Cagliari, vinto per 3-1.


Nella stagione 1997/98 l’annata è altalenante. Agli ordini di Vincenzo Guerini, il Piacenza fa il suo miglior piazzamento di sempre, un tredicesimo posto. E poco importa che i tre capocannonieri del club in Serie A, Piovani, Dionigi e Murgita, facciano appena cinque gol ciascuno, con Dionigi a lungo fermo per infortunio. La squadra inizia malissimo, ma pian piano risale la china fino ad assicurarsi la terza permanenza consecutiva nella massima serie, vincendo all’ultima giornata contro il Lecce per 3-1. Quell’anno, poi, al Piacenza arriva…un russo. Pietro Vierchowod, svincolato dal Milan, scommette sui biancorossi per allungare la sua carriera. Funziona, perché chiuderà proprio con il Piacenza addirittura nel 2000, a 41 anni.


Nel 1998/99 il copione non cambia di una virgola, anche se i protagonisti sono diversi. In panchina c’è Giuseppe Materazzi, mentre in campo brillano altre stelle. Quella di Giovanni Stroppa, arrivato un anno prima, e quella di un altro Inzaghi, Simone. Dopo parecchi prestiti, l’attaccante segue le orme del fratello Pippo e si laurea capocannoniere stagionale del Piacenza con 12 reti in Serie A. Anche stavolta la salvezza arriva però all’ultima giornata, con un pareggio contro la Salernitana che permette agli emiliani di mantenere la categoria e che costringe i campani alla retrocessione.


Il sogno però si interrompe nella stagione che porta al nuovo millennio. Il Piacenza cambia tanto, forse molto, a partire dall’allenatore. I biancorossi si affidano a Gigi Simoni, che però non porta risultati. I calciatori impiegati sono tantissimi, ma nessuno riesce a impedire una retrocessione che puntuale arriva con l’ultimo posto in campionato. La nota positiva è l’esordio di un altro centravanti che sarà in grado di diventare campione del mondo, Alberto Gilardino. 

Il colpo di coda arriva l’anno dopo, con il grande ritorno di Caccia e Novellino in panchina. In B il Piacenza arriva secondo, riconquistando la A dopo appena dodici mesi. Ma è la fine di un’era. Nell’estate 2001 termina l’esperienza dell’ItalPiacenza, con l’acquisto dei brasiliani Amauri e Matuzalem e del rumeno Pătrașcu. Il bomber però sarà l’italianissimo Dario Hübner, che con 24 reti vince anche la classifica cannonieri. Come ennesima dimostrazione che, in fondo, gli stranieri non servivano poi a molto. Almeno a Piacenza!

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*La foto di apertura dell'articolo è di Maurizio Spreafico (AP Photo).

Sull'autore
Di
Ermanno Pansa

Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

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