Sul palcoscenico del calcio internazionale si era palesato a San Siro, lasciandolo a bocca aperta nella sua interezza: era la Champions League 2010-2011, la maglia quella del Tottenham (e in squadra c'è anche Luka Modric, poi ritrovato al Real) e l'avversario l'Inter, fresco di Triplete..

 

I nerazzurri, quel 20 ottobre di 10 anni fa, sul 4-0, videro il vantaggio assottigliarsi sino al 4-3 perché tale Gareth Bale, 21enne gallese dallo scatto che definire prorompete era un debole eufemismo, aveva messo il turbo sugli esterni, realizzando una tripletta. Nella gara di ritorno del girone di qualificazione, a White Hart Lane, Bale non aveva segnato nella vittoria per 3-1 degli Spurs, in compenso aveva fatto impazzire un giocatore dall'esperienza e dal comprovato atletismo come Maicon, tanto che il vecchio stadio londinese l'aveva irriso con il coro "Taxi for Maicon".

Quella corsa (s)frenata

Una corsa sfrenata, di quelle che superano o trascinano ogni ostacolo che si pari di fronte. Quindi, assist o gol, i due epiloghi dalla casistica più scontata. E tante, tante acrobazie. Caratteristiche che, nell'estate 2013, avevano spinto il Real Madrid a fare di lui l'acquisto più oneroso (fino a quel momento) della storia della Casa Blanca.

Un feeling cominciato col botto, con quel gol decisivo - di testa - del 2-1 nella vittoria (4-1) in finale di Champions League - la tanto sospirata Décima - contro l'Atletico. Messi da parte complimenti e titoli, tuttavia, oggi la carriera di Bale conta più interrogativi che risposte. Com'è possibile, ci si chiede, con certe premesse? Il gallese avrebbe potuto dare di più? Com'è possibile che, oggi, a 31 anni, sia diventata una riserva qualsiasi- per quanto di lusso - della squadra di Zidane?

L'esultanza contro il Barcellona nel 2014!
 

Il "semaforo" Zizou

Ma il nome e il cognome dell'allenatore del Real fanno parte di una prima, parziale spiegazione. Dal momento della sua entrata in scena al Real, prima nel gennaio 2016 e in secondo luogo - dopo l'infruttuoso interregno di Julen Lopetegui e Santiago Solari - a partire dall'11 marzo 2019, la qualità delle prestazioni di Bale è scesa a picco. Così come la velocità delle sue giocate: il gallese è passato dall'esprimersi a colpi di scatti che superavano i 36 chilometri orari, a prestazioni svogliate, da fermo, quasi da compassato giocatore di calcetto.

I tifosi sono per la gran parte dalla parte di Zizou, specie da quando Gareth, dopo la qualificazione, non scontata per le scommesse calcio, acquisita a Euro 2020, ha esposto una bandiera del gallese con su scritto: "Wales. Golf. Madrid". Come se il Real venisse al terzo e ultimo posto delle sue gerarchie sportive. Proprio il golf, negli ultimi anni, è il passatempo a cui Bale sembra essersi maggiormente concentrato rispetto al calcio. La sua magione si affaccia sul "green" a suo uso e consumo. Zidane, dal canto suo, non ha mai perso occasione per farglielo notare.

Back to the future?

Tra gli altri problemi di Bale, l'iniziale ombra delle fronde maestose di Cristiano Ronaldo, la convivenza non sempre al top con i tanti altri galacticos e quell'apatia manifestatasi progressivamente per non sentirsi più al centro dell'attenzione. Zidane se l'è ritrovato così, ad onor del vero. In panchina, poi, Bale ha simulato di addormentarsi durante una partita e ha quasi irriso il proprio allenatore alle spalle, in stile Antonio Cassano con Fabio Capello, sempre al Real.

Il tutto, fino a chiedere di essere escluso dalla Champions. L'ex bandiera della nazionale irlandese, oggi apprezzatissimo commentatore sportivo della Premier League, Andy Townsend sostiene che Bale - prodotto del sempre florido settore sempre florido settore giovanile del Southampton (da cui il Tottenham lo prelevò), ambisca a tornare agli Spurs, oggi timonati da José Mourinho. Le loro strade non si incrociarono a Madrid: la Décima Bale la vinse con e per Carlo Ancelotti, che lo gestì a meraviglia.

Ecco, una risposta per rivederlo a grandi livelli - 166 i gol segnati in carriera con le squadre di club - potrebbe essere proprio un bel ritorno al passato. In quella Premier League che lo consacrò e in cui imparò a dribblare a saltare gli avversari circumnavigandoli dopo essersi lanciato da solo il pallone, un po' come accaduto in Spagna con Bartra del Barcellona nella finale di Copa del Rey vinta per 2-1, proprio grazie a lui, sempre nel 2014. Il suo anno d'oro.
 

*Le immagini dell'articolo, entrambe distribuite da AP Photo, sono di Manu Fernandez ed Alberto Saiz.

Sull'autore
Di
Stefano Fonsato

Stefano collabora da anni come giornalista freelance per il portale web di Eurosport Italia, per il quotidiano La Stampa e con la casa editrice NuiNui per la quale è stato coautore dei libri "I 100 momenti magici del calcio" e "I 100 momenti magici delle Olimpiadi".

E' amante delle storie, dei reportage e del giornalismo documentaristico, ma il suo "pallino" resta, su tutti, il calcio d'Oltremanica.

 

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