Quella della pallina gialla che rimbalza su un campo in erba, in terra battuta o sintetico è l’immagine simbolo del tennis. Ma nonostante oggi sia fatta con materiali sempre più moderni per venire incontro alla naturale evoluzione dello sport con la racchetta, la storia della pallina è lunga e piena di cambiamenti.

In principio fu pallacorda

La gomma nel tennis moderno

Le palline bianche

Il color... palla da tennis

Le dimensioni della pallina da tennis

La pallina luminescente

In principio fu pallacorda

Del resto, il tennis stesso altro non è che figlio diretto della pallacorda, uno sport che è nato nel Medioevo e che ha la distinzione di aver avuto per primo l’idea di organizzare un campionato del mondo. E sebbene la palla... della- pallacorda fosse costruita con metodi molto più artigianali, è proprio da lì che bisogna partire per stabilire la…genealogia di quella da tennis.

Nei secoli passati, ognuno riempiva le palline come meglio poteva. C’erano gli scozzesi, che con un procedimento assai simile a quello dei primi palloni da calcio prendevano lo stomaco di una pecora, lo ricoprivano di lana e ci legavano attorno una corda.

In Francia invece si optava per un riempimento con sabbia, segatura o gesso, per poi ricoprire la palla di pelle e ancora successivamente di lana. Pian piano c’è stato un sviluppo, al punto che nei secoli successivi si trovano altre tipologie di palline, come quelle fatte di strisce di lana arrotolate e strette con della corda attorno a una piccola pallina di materiali diversi. Insomma, ci si arrangiava in maniere molto diverse e sempre più ingegnose.

La gomma nel tennis moderno

Ma poi, quasi in contemporanea con la nascita del tennis moderno (che risale al 1874, con la regolamentazione definitiva nel 1888) arriva la grande rivoluzione della gomma vulcanizzata. Quando Charles Goodyear nel 1844 inventa il processo per rendere la gomma più resistente ed elastica, tra le prime industrie che nascono ci sono infatti quelle che si occupano delle attrezzature da sport.

Palline Dunlop

E oltre ai palloni da calcio, che subiscono il primo grande sviluppo, nasce un nuovo tipo di pallina, quella da tennis, con lo stesso concetto: gomma vulcanizzata e riempimento d’aria. Leggendaria la storia delle palline dell’azienda tedesca Vereinigte Gummiwaaren Fabriken Harburg-Wien, che si pubblicizzava come la prima al mondo ad aver fornito palle da tennis vere e proprie, che venivano prodotte in due colori: bianca e rossa.

Le palline bianche

Già, perché la palla da tennis come la conosciamo oggi ha…cambiato colore soltanto in un periodo relativamente recente.

Fino agli anni Settanta, infatti, non c’era una regolamentazione ben precisa al riguardo. Anzi, si tendeva a produrre palle che fossero il più visibili possibile a seconda delle superfici in cui si giocava.

Normale dunque che la scelta cadesse con una certa frequenza sul bianco, ma anche sul nero, attraverso una copertura in flanella, in una specie di riedizione, seppure monocromatica del pallone da calcio.

Il color... palla da tennis

Poi nel 1972 si prende una decisione: per facilitare sia arbitri e giocatori, che soprattutto gli spettatori in TV, nasce il colore che si potrebbe tranquillamente definire…”pallina da tennis”. Un’idea che viene immediatamente adottata da tutti, tranne che dagli inglesi.

A Wimbledon, infatti, si continuerà a giocare rigorosamente con palle bianche fino all’edizione 1986. Ma i britannici, si sa, fanno eccezione. E quindi, nonostante tutt’oggi se ne producano in tutto il mondo nelle tonalità più svariate, quando si gioca a livello professionistico c’è solo il giallo fluorescente, a parte qualche rara eccezione in cui il bianco è tuttora consentito. 

Le dimensioni della pallina da tennis

A proposito di regole, cosa dicono le norme per quello che riguarda le palline? Che devono avere un diametro compreso tra i 6,54 e i 6,86 centimetri, che devono pesare tra i 56 e i 59,4 grammi e che devono rimbalzare tra i 135 e 147 cm quando cadono da un altezza di 100 pollici.

La struttura attuale delle palline è composta da due semisfere in gomma, con nucleo pressurizzato con aria o azoto, che sono poi rivestite di feltro, fondamentale per creare attrito e frenare la corsa della pallina, che alcuni tennisti quando servono riescono a spedire anche a 230 km/h, come quando a servire è John Isner.

Un ace di Isner!

E proprio per questione di velocità della superficie su cui si gioca, esistono tre tipologie di palline nel tennis professionistico.

Ci sono quelle ad alta velocità, che si usano su terreno lento, quelle medie per quando si gioca su superfici non troppo veloci e ovviamente quelle più lente per superfici in cui invece il rimbalzo è particolarmente rapido. E poi c’è un tipo speciale, quello per le partite giocate in altura (che da regolamento sono quelle su campi giocati a più di 1219 metri sul livello del mare).

Non che questo significhi che esista una sola pallina omologata, anzi. Ogni grande torneo ha la sua pallina ufficiale, offerta gentilmente dallo sponsor della manifestazione: così, con le palline olimpiche Zverev ha battuto da favorito per le scommesse il russo Khachanov a Tokyo!

Le palline... olimpiche!

La pallina luminescente

E bisogna anche prepararne molte, perché l’aspettativa di vita della singola pallina non è esattamente lunghissima. Colpa della pressurizzazione, che rende la pallina molto più veloce e con rimbalzi rigidi, ma che allo stesso tempo produce uno stress che la rovina irrimediabilmente.

Le palle pressurizzate vengono consegnate in un contenitore sottovuoto proprio per evitare che il processo di decadimento cominci non appena vengono terminate, ma nell’attimo in cui la scatola viene aperta, le palline hanno i minuti (o per meglio dire i colpi) contati.

E infatti è la norma durante un torneo assistere alla sostituzione del set di palle, che viene cambiato ogni nove giochi, tranne che per i primi, che sono sette perché viene considerato anche il tempo di riscaldamento. Un problema che chi gioca per diletto o a livello giovanile non deve ovviamente porsi, perché in quel caso le palline non sono pressurizzate e hanno di conseguenza una vita assai più lunga, anche se rimbalzano in maniera diversa e a volte meno prevedibile.

L'apparecchiatura per le palline da tennis!

Con il passare degli anni sono state ovviamente sviluppate diverse tecnologie per rendere la pallina e di conseguenza anche lo sport in sé. C’è chi ha, con una strumentazione iper tecnologica, creato palline in grado di avere la propria luminescenza, permettendo di allungare i tempi anche per le scommesse tennis in cui giocare in condizioni crepuscolari quando il torneo come nel caso di Wimbledon non permette di proseguire le partite al calare del buio.

E c’è anche chi ha studiato palline con un alto grado di idrorepellenza, per quelle situazioni di pioggia leggera in cui si può continuare a giocare. Insomma, una storia lunga e piena di cambiamenti epocali, partita dal Medioevo ma che guarda al futuro…

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo.

Sull'autore
Di
Ermanno Pansa

Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

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