Cosa sarebbe il calcio senza un pallone? Un compendio di discipline diverse, probabilmente, perché in campo si può correre, saltare, si può anche lottare, ma senza quel qualcosa che rotola è difficile chiamarlo calcio. Del resto, non serve neanche un campo per fare una partita. Basta, appunto, un pallone, e qualcosa che riesca più o meno a delimitare un terreno di gioco. Insomma, senza sua maestà, a calcio non si gioca mica.

Il pallone Nike per A e Premier

Le regole per il pallone

La leggenda della sfera del 1930

La tradizione dei palloni Adidas

La palla Macron per l'Europa League

Eppure i palloni sono tra gli elementi meno considerati quando si va a studiare l’evoluzione dello sport più amato e seguito al mondo. Sulle divise e sugli altri accessori, dagli scarpini ai guanti per i portieri, esiste una vera e propria letteratura. Ma quando si tratta del pallone, il pensiero sembra sempre darlo per scontato. Eppure anche lui ha una storia affascinante e che in qualche maniera ha avuto la sua influenza in quello che il calcio è diventato e in quello che diventerà in futuro.

Il pallone Nike per A e Premier

La Nike fornisce i palloni per A e Premier; abbiamo già scritto di quando il pallone non era unico in campionato, approfondiamo gli aspetti storici e regolamentari!

Acerbi e Abraham si contendono il Pallone Nike

La struttura tipica per molto tempo è stata quella di una camera d’aria in gomma, ricoperta da diverse strisce di cuoio cucite dall’interno. Una tra le prime aziende a darsi alla produzione industriale dei palloni è state la Mitre, in Italia utilizzato dalla Samp, e finito nel 2017 al centro di una polemica alimentata da Guardiola dopo un match pareggiato in casa a sorpresa 0-0 per le quote calcio.

Altra società che ha investito da subito nel settore è stata la Thomlinson, che, nel corso degli anni, ha introdotto diverse novità, soprattutto per quello che riguardava la struttura delle strisce, il loro numero e il modo in cui si intersecavano.

Il problema dei palloni di una volta era che, soprattutto in condizioni meteo avverse, colpire di testa era costantemente un rischio. Un vecchio pallone di cuoio fradicio si appesantiva parecchio, soprattutto quelli fatti con cuoio di scarsa qualità. E poi c’era la necessità costante di…gonfiare il pallone, che spesso e volentieri cedeva durante le partite, costringendo le aziende a dotarlo di un’apertura attraverso cui, all’occorrenza, si potesse procedere all’operazione.

Le regole per il pallone

Per quanto riguarda i regolamenti ufficiali, però, non ci sono mai state indicazioni poi così precise per quello che riguarda la struttura del pallone in una partita. A partire dalla codificazione avvenuta negli anni Sessanta dell’Ottocento, basta che sia sferico, che la sua circonferenza sia compresa tra i 68 e i 70 cm, che pesi tra i 410 e i 450 g e che la pressione sia compresa tra 0,6 e 1,1 atm.

E che, ovviamente, sia rivestito di cuoio o di altro materiale ritenuto idoneo. Per il resto, libero sfogo alla fantasia, anche per quello che riguarda il colore. Basterebbe considerare che il classico pallone bianco è esistito sin dalla fine del diciannovesimo secolo, ma che ha preso particolarmente piede solamente dopo la seconda guerra mondiale, quando si è cominciato più spesso a giocare sotto i riflettori e il bianco era molto più visibile al pubblico rispetto alle altre tipologie di pallone.

Questa mancanza di regole ben precise significa che per molto tempo ognuno ha giocato con il suo pallone preferito, con caratteristiche che più si adattavano al modo di affrontare la partita della propria squadra.

La leggenda della sfera del 1930

A dimostrarlo c’è il caso limite del Mondiale 1930. A giocarsi la finalissima ci sono Uruguay e Argentina, che ovviamente, prima del match, decidono di litigare al riguardo. La narrativa ci tramanda che sia Nasazzi, capitano della Celeste, che Ferreira, leader degli argentini, pretendono di utilizzare il proprio pallone per la partita, uno come padrone di casa e l’altro in quanto ospite.

Per risolvere la questione serve un accordo: il primo tempo si giocherà con il pallone degli argentini, il secondo con quello degli uruguaiani. I primi 45 minuti, quelli con in campo la “Pelota Argentina” terminano con l’Albiceleste in vantaggio per 2-1.

Ma nella ripresa, quando si gioca con il “Modelo T”, realizzato con un cuoio più pesante, Nasazzi e compagni prendono il controllo e vincono il match per 4-2, tra le proteste degli argentini.

La tradizione dei palloni Adidas

Per evitare di questi problemi, la FIFA decide che a partire dal mondiale successivo, quello che si gioca in Italia nel 1934, ci sarà un pallone uguale per tutti, che dagli anni Settanta è creato dall’Adidas.

Dagli anni Cinquanta e per molto tempo, la forma classica del pallone è stata quella che viene definita Buckminster Ball, in onore dell’architetto inglese che ha creato il modello della cupola geodetica, che è la base su cui è stato realizzato il tipico pallone con 32 pannelli, dei quali 12 pentagonali (che di norma erano neri) e 20 esagonali.

Dopo che la Select ha commercializzato il primo pallone del genere, la Buckyball si è diffusa in tutta Europa ed è stata la base per tutti i palloni prodotti dalla Adidas per le fasi finali dei mondiali, a partire dal Telstar, per continuare con il celeberrimo Tango o l’Azteca, il primo pallone di un mondiale interamente realizzato in materiale sintetico.

Già, perché l’evoluzione non si è fermata e si è andati avanti anche attraverso studi sui diversi materiali, che hanno portato all’abbandono del cuoio naturale e anche, all’inizio del nuovo Millennio, anche all’addio alla classica struttura a 32 pannelli. Il Teamgeist, il pallone con cui l’Italia vince il mondiale 2006, è per esempio composto da 14 pannelli curvi, che sono termosaldati per evitare le cuciture e garantire una forma sempre più effettivamente sferica al pallone.

Il pallone Jabulani per il Mondiale del 2010!

Per non parlare dello Jabulani, il pallone di Sudafrica 2010 vinto dalla Spagna dopo la clamorosa sconfitta all'esordio per le scommesse online contro la Svizzera di Ottmar Hitzfeld, criticassimo dai portieri perché la sua particolare struttura permetteva ai calciatori di imprimere alla sfera traiettorie che diventavano assolutamente illeggibili.

La palla Macron per l'Europa League

Ma a parte questi incidenti di percorso, che di tanto in tanto spuntano fuori quando viene presentato questo o quel pallone, gli studi delle aziende e quelli della FIFA che ha il compito di approvare il pallone, dopo una serie di test, hanno un unico obiettivo: la creazione di palloni che siano resistenti all’acqua, che abbiano traiettorie precise, che non facciano perdere forza al tiro e che non siano pericolosi da colpire di testa, visto l’insorgere della demenza, non ai livelli degli sport americani, in molti ex calciatori che nei decenni passati giocavano con palloni troppo duri.

Il pallone Macron

E in fondo, non stupisce mica tutta questa attenzione al pallone. Del resto, senza di lui in campo…non si può mica giocare.

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo.

Sull'autore
Di
Ermanno Pansa

Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

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