Dopo quella di Petro Vierchowod, raccontiamo la storia di un altro Campione del Mondo... insospettabile! Per chi ha passato gran parte della sua carriera giocando da attaccante, 110 gol in oltre 600 partite non sembrano poi troppi. Ma i numeri, si sa, non sempre raccontano completamente una storia. In questo caso, non lo fa neanche la bacheca, nonostante quella di Daniele Massaro sia piena. Anzi, strapiena. Quattro scudetti, tre Supercoppe Italiane, due Coppe dei Campioni, tre Supercoppe Europee e due Coppe Intercontinentali con la maglia del Milan.

Più una vittoria e un secondo posto ai mondiali con l’azzurro delle nazionale. Ma cifre e trofei sono solo una parte della carriera di un calciatore che ha vissuto tantissime vite sportive. Uno che, per la sua capacità di trovarsi sempre al posto giusto e al momento giusto si è guadagnato un appellativo che è ormai leggenda: Provvidenza.

Forse pochi gol, ma quelli giusti, quelli capaci di sbloccare i match più complicati. Che poi, in fondo, Daniele Massaro non era mica un centravanti vero. Una volta, negli almanacchi, sarebbe finito sotto la voce “jolly”. Escludendo i guantoni da portiere e il numero uno, ha indossato qualsiasi numero di maglia e ha giocato in qualsiasi ruolo.

Centrocampista, trequartista, esterno, terzino, mediano, centravanti. L’importante era scendere in campo. E pazienza se ogni anno le formazioni base a inizio stagione dicevano altro, per Massaro un posto in campo si trovava sempre, fosse dal primo minuto o a partita in corso. E spesso e volentieri, la sua presenza in campo era presagio di eventi felici, anche per chi puntava sulla sua squadra nelle scommesse!

Che il Milan fosse nel suo destino era quasi logico, visto che l’uomo della Provvidenza nasce a Monza nel 1961. Proprio come Adriano Galliani, che non è ancora entrato nel mondo del calcio, ma a fine anni Settanta getta uno sguardo interessato a quel ragazzo che con la maglia biancorossa si fa notare in Serie B. Per Massaro con la squadra della sua città arrivano 60 presenze nella serie cadetta e 10 reti, in perfetta media con quella che sarà la tendenza generale della sua carriera.

Nel 1981 arriva l’occasione: Picchio De Sisti lo vuole alla Fiorentina, di cui diventerà un punto fermo. Con la Viola sfiora lo Scudetto alla sua prima stagione (1981/82) e si guadagna anche la chiamata in Nazionale, esordendo a Lipsia contro la Germania Est. Bearzot lo convoca per i mondiali in Spagna e, anche se non giocherà neanche un minuto, Massaro si laurea campione del mondo. Non male, per un ventunenne.

La chiamata più importante

A Firenze resta fino all’estate del 1986, quando squilla il telefono. Dall’altro capo della cornetta c’è Galliani, che ha una proposta irrinunciabile: Berlusconi ha acquistato il Milan e il dirigente vuole Massaro a Milanello. Una gioia per il venticinquenne, da sempre tifoso rossonero. Nella prima stagione a Milano regala al Diavolo la qualificazione in Coppa UEFA segnando la rete decisiva nello spareggio contro la Sampdoria. La Provvidenza comincia a dare i suoi frutti.

L’anno successivo arriva Sacchi, che lo apprezza parecchio per la duttilità e per capacità tattiche fuori dal comune. Massaro, in una rosa di campioni, è costantemente il primo cambio del tecnico di Fusignano nella cavalcata che porterà allo Scudetto vinto contro il Napoli di Maradona. Poi, nella stagione 1988/89, su richiesta di Liedholm, che l’ha già avuto in rossonero, va in prestito alla Roma, perdendosi la prima Coppa dei Campioni dell’era Berlusconi.

Poco di cui preoccuparsi, perché quando torna a Milanello, il destino ha in serbo per lui parecchie gioie. Nella stagione 1989/90 Massaro gioca quasi sempre da titolare, sfruttando l’infortunio di Gullit. È la sua seconda miglior stagione in carriera in termini realizzativi (15 gol in 48 partite) e l’esordio assoluto in Coppa Campioni coincide con il secondo trionfo consecutivo dei rossoneri, a cui contribuisce con 7 presenze e una doppietta ai finlandesi dell’HJK nei sedicesimi di finale.

Quando nel 1991 Sacchi lascia la panchina del Milan, per Massaro sembrano prospettarsi tempi duri. Ma anche il suo successore, Capello, non può fare a meno della mano (anzi, del piede) della Provvidenza. Tra 1991 e 1993 arrivano due scudetti consecutivi, giocando molto spesso da titolare, prima a fianco di Van Basten e poi, dopo i gravi guai fisici del Cigno di Utrecht, al suo posto. È il Milan degli Invincibili, una squadra cui in sulla carta il brianzolo dovrebbe fare spazio agli altri, ma in pratica la prima maglia che Capello assegna è quasi sempre la sua.

Un finale da applausi

Quella di Massaro sarebbe già una carriera straordinaria, ma è il finale che lascia assolutamente di stucco. All’inizio della stagione 1993/94, l’attaccante ha già compiuto 32 anni e dovrebbe essere in fase discendente. Ma Massaro ha ancora molto da dire e non lascerà che la carta di identità glielo impedisca. E quindi arrivano 47 presenze, il massimo in rosa assieme Donadoni e Costacurta, il titolo di miglior cannoniere della squadra con 16 reti e il terzo scudetto consecutivo.

Ma soprattutto, c’è la notte di Atene, quella in cui il Milan di Capello schianta il Dream Team, il Barcellona di Cruijff, vincendo la Champions League. E a sparigliare le carte c’è proprio Massaro, che nella partita più importante segna le prime due reti di un 4-0 davvero impronosticabile per le scommesse sportive che passa alla storia. La Provvidenza si è decisamente compiuta. E quindi, dopo un altro anno in rossonero, Massaro può andare a chiudere la carriera in Giappone, con la maglia degli Shimizu-Pulse.

Massaro con la maglia del Milan!

Resta però una non trascurabile appendice. In quel 1994 pazzesco, Massaro riceve una chiamata importante: Sacchi lo vuole in nazionale al mondiale negli USA, a otto anni dalla sua ultima partita in azzurro. Massaro parte per gli Stati Uniti, ben sapendo che avrà davanti a sé Baggio e Signori nel 4-4-2 del tecnico di Fusignano. Ma se c’è da cambiare il corso di una partita o, perché no, di un torneo, Sacchi lo sa, nessuno può farlo meglio di Massaro. Che infatti le gioca tutte, tranne la semifinale contro la Bulgaria.

Subentra sia contro l’Irlanda che con la Norvegia, poi nel match contro il Messico entra dopo l'intervallo e in tre minuti segna la rete azzurra nell’1-1 che regala all'Italia il passaggio del turno. Dopodiché gioca per intero il match contro la Nigeria, quello con la Spagna e la finalissima contro il Brasile. Dopo 120 minuti nel caldo di Pasadena, però, anche la Provvidenza può fallire. Il terzo rigore sbagliato, assieme a quelli di Baresi e Baggio, è il suo.

Ma a Daniele Massaro non si può certo rimproverare di aver deciso una partita, per quanto importante, in negativo. Anche perché il saldo, in carriera, è decisamente sbilanciato dall’altra parte…

*Le due immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo: la prima è stata scattata da Doug Mills.

Sull'autore
Di
Ermanno Pansa

Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

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