Da una parte la squadra più antica d’Italia, dall’altra la più giovane. Il derby oppone due mondi differenti, generati dal ventre della stessa madre: un porto scorbutico - in apparenza inaccogliente - che nasconde una passione calcistica secolare.

E’ qui - sotto la Lanterna - che i portuali inglesi educarono al football i camalli, è qui che il football è diventato calcio, tra una nave da scaricare e un’altra da caricare, intenti a rincorrere una palla sulla banchina del porto. Nel 1898 per la prima volta viene assegnato lo scudetto: si gioca a Torino, in un solo giorno: e come ti sbagli? Lo vincono loro, quelli “con quella faccia un po’ così… quell’espressione un po’ così”.

Genova per noi ha il sorriso sornione di Vujadin Boskov e i riccioli di Luca Vialli, il volto umile di Osvaldo Bagnoli e la furbizia latina di Pato Aguilera, la signorilità di Paolo Mantovani e l’esuberanza di Aldo Spinelli, il talento di Roberto Mancini e il cinismo di Diego Milito.

E ogni volta ci chiediamo
Se quel posto dove andiamo
Non c'inghiotte, e non torniamo più
”.

La passione per il calcio inghiotte tutti, da Nervi a Sampierdarena, infilandosi tra i carruggi, scendendo fino a Boccadasse, specchiandosi nel mare che si muove anche di notte, non sta fermo mai.

Genova ha i giorni tutti uguali, ma quel 3 novembre 1946 fu un po’ diverso dagli altri: il nuovo derby si presenta in punta di piedi - quasi inaspettato - dopo una guerra che non aveva annichilito le velleità degli sportivi; le casacche rossoblù sono impolverate, la nobile decaduta - avversa al nuovo sodalizio - vanta i favori del pronostico per quelle che 50 anni dopo diveranno le scommesse online.

 

Dall’altra parte c’è la Sampdoria, nata nell’agosto precedente dalla fusione tra i bianco-blu dell’Andrea Doria e i rossoneri della Sampierdarenese; per non far torto a nessuno, sulla nuova maglia sono presenti tutti i colori sociali delle due società: blucerchiati, con lo scudo in mezzo al petto raffigurante la croce di San Giorgio, vessillo della Repubblica marinara genovese. La casacca diverrà una delle più belle al mondo, inimitabile, sempre uguale a sé stessa: del resto, un capolavoro simile, come puoi cambiarlo?

L’altra maglia non è da meno, la scelta cromatica è una dedica alla patria del football, i colori sono la rappresentazione della Union Jack: la casacca è composta dal rosso granata e dal blu scuro - disposti a quarti - col rosso a destra e il blu a sinistra e il bianco relegato ai soli risvolti.

Il legame con l’Inghilterra era già stato sancito nei primi mesi di vita, quando la sezione calcio del Genoa Cricket and Football Club si staccò cromaticamente dalla sezione cricket che aveva rigorosamente optato per una maglia bianca: inizialmente, al candore della casacca vennero aggiunte delle righe verticali azzurre in onore dello Sheffield Wednesday, primo club della storia del calcio.

Allo stadio Luigi Ferraris, in quel grigio pomeriggio di novembre del 1946, arriva un risultato del tutto inaspettato: Sampdoria-Genoa 3-0. L’exploit dei dei doriani porta la firma di Baldini, Frugali e Fiorini; Giuseppe Baldini è il primo goleador del derby “moderno” della Lanterna, ha già segnato al Genoa con la maglia dell’Andrea Doria, segnerà ancora - con la maglia del Genoa - alla Sampdoria: è l’unico giocatore nella storia del calcio italiano ad aver segnato nello stesso derby con tre maglie diverse.

La squadra rossoblù si specchia nel passato, quella blucerchiata si proietta verso il futuro; nel derby di ritorno la Sampdoria vince ancora, ed è cosa assai rara; in futuro accadrà soltanto altre quattro volte in casa doriana, e tre in casa rossoblù.

E’ l’alternanza di risultati a farla da padrone, un’altalena di emozioni che coinvolge l’intera città. Il derby di Genova è la partita che indirizza una stagione, più che a Milano, Roma o Torino, una sfida che spesso mette in palio la categoria; nel 1951 e nel 1960 i successi della Sampdoria sono mortiferi per i dirimpettai che scendono in Serie B. A volte non basta vincere i due derby per raggiungere la salvezza, a volte non basta vincere lo scudetto per essere i padroni della città.

Gli anni settanta sono caratterizzati dai gol di Roberto Pruzzo che fa impazzire la Gradinata Nord, dall’altra parte timbra sempre Roselli. Le due squadre prendono spesso l’ascensore: salgono e scendono, ma il derby resta derby.

La stracittadina nei '90

All’inizio degli anni ’90 il derby vive il momento più alto; da una parte ci sono Vialli e Mancini, e una Sampdoria destinata a stupire il mondo, dall’altra c’è il Genoa con Aguilera e Skuhravý. Anche Marassi si è rifatto il trucco grazie ai contributi per i Mondiali di calcio: il Ferraris assume le sembianze di uno stadio inglese, è un'arena meravigliosa all’interno della quale le due squadre riescono a ottenere i migliori risultati del dopo guerra.

“Il mio cane gioca meglio di Perdomo”. E in effetti Boskov non ha tutti i torti: la Samp vince entrambi i derby del campionato 1989/90. L’anno dopo arriva anche lo scudetto, ma i padroni di Genova hanno la maglia rossoblù: segna Eranio, pareggia Vialli, ma a un quarto d’ora dal termine Branco incastra la palla all’incrocio dei pali.

La grande stagione delle due squadre genovesi sembra l’alba di un nuovo giorno, ma il derby - a poco a poco - torna essere un evento saltuario. L’altalena ricomincia, le sfide in Serie A sono meno frequenti, e quando il derby riapre il sipario sul palcoscenico principale, si tinge di blucerchiato grazie a un gol di Maggio.

La gioia doriana dura poco, nella stagione seguente arriva il Principe Milito a ristabilire le gerarchie cittadine. Il campo non sempre regala partite memorabili, mentre le due Gradinate sono sempre all’altezza della situazione. La Sampdoria arranca, e il Genoa le dà il colpo di grazia: siamo nel maggio del 2011, un gol di Boselli condanna i blucherchiati alla retrocessione.

Il tempo di risalire, ed è di nuovo festa Samp, con un gol dell’esordiente Icardi che chiude una partita solo in parte riaperta da Ciro Immobile. Il trionfo del Grifone arriva nel 2013: l’allievo supera il maestro, quando l’esordiente Liverani batte, da sfavorito per le quote calcio serie A il suo ex tecnico Delio Rossi.

L’exploit si ripete nel 2016, per un tripudio rossoblù: ma per i successivi quattro anni e due mesi la Samp la farà quasi da padrone: cinque vittorie e due pareggi. Fino all’ultima sfida nell'estate 2020, fino al gol di Lerager che - in piena estate - condanna i doriani alla sconfitta.

Genova per noi, è un tripudio indefinito, un mare di passione e un derby all’infinito.

*L'immagine di apertura dell'articolo è di Tano Pecoraro (AP Photo).
 

Sull'autore
Di
simone pieretti

Giornalista, scrittore, innamorato di futbol. Scrive per trasmettere emozioni e alimentare sogni. Il calcio è una scienza imperfetta: è arte, è musica, è poesia. E' un viaggio nel tempo che ci fa tornare bambini ogni qual volta diamo un calcio a un pallone.

 

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