Può un Triplete non essere il momento più importante di una carriera? Sì, se ci si chiama Goran Pandev. Quando nel 2010 l’attaccante ha aiutato a scrivere la storia con l’Inter, laureandosi campione di tutto sotto la guida di Mourinho, sembrava che il calcio non avesse più nulla da regalare al classe 1983.

E invece no, perché il pallone sa elaborare storie che neanche lo sceneggiatore più brillante saprebbe partorire. Un decennio dopo la notte di Madrid, c’è un’altra partita che Pandev non dimenticherà mai. Anche perché il gol contro la Georgia che porta la Macedonia del Nord a Euro 2020 non può che segnarlo lui, che della sua nazionale è capitano, primatista di partite giocate e, naturalmente, capocannoniere di sempre.

Una storia che comincia a Strumica, Macedonia rigorosamente del Nord, non sia mai dovessero tuonare i greci e i bulgari. A sedici anni il giovane Pandev gioca già da professionista con la maglia del Belasica, ma in patria ci resta assai poco.

Lo nota l’Inter, che nel 2001 lo porta in quello che ormai è il suo paese d’adozione e che, nel febbraio 2019, gli ha anche attribuito la cittadinanza. La prima esperienza in nerazzurro non è di quelle indimenticabili, anzi. Quando nella rosa ci sono Ronaldo il Fenomeno e Bobo Vieri, per i ragazzini c’è davvero poco spazio. In compenso arrivano due prestiti, prima allo Spezia e poi all’Ancona, con cui esordisce in Serie A.

Pandev e Rocchi, coppia da favola

A puntare su di lui nel 2004 è la Lazio, che lo acquista in comproprietà dai nerazzurri. È l’inizio di una storia d’amore lunga quasi sei anni, in cui diventa addirittura il miglior marcatore straniero di sempre della storia biancoceleste con 64 reti in tutte le competizioni ufficiali. A Roma trova un partner d’attacco con cui si trova a meraviglia come Tommaso Rocchi, ma soprattutto l’allenatore che per sua stessa ammissione lo farà esplodere definitivamente, Delio Rossi.

Il calcio di qualità del tecnico aiuta il macedone a diventare molto più prolifico e gli effetti si vedono. Quelle alla Lazio sono le sue migliori stagioni dal punto di vista realizzativo, con l’attaccante che finisce quattro volte in doppia cifra e nella stagione 2007/08 sfiora quota venti. E anche la bacheca comincia a riempirsi. Per lui alla Lazio una Coppa Italia da protagonista (l’edizione 2008/09, di cui è capocannoniere) e la Supercoppa della stagione successiva, anche se non verrà neanche convocato per il match.

Un scontro con Lotito sul rinnovo lo porta all’addio alla Lazio dopo cinque anni e mezzo, in cui con la maglia dei capitolini Pandev si toglie anche parecchie soddisfazioni personali, come una incredibile doppietta per le scommesse sportive al Real Madrid in Champions League.

Lo special attaccante

A gennaio 2010 il macedone torna all’Inter, la società che per prima ha creduto in lui. Mourinho ne apprezza la duttilità offensiva e la capacità di sacrificio per la squadra, doti che gli valgono un buon minutaggio anche in una squadra e in un attacco strapieno di campioni. Pur giocando in nerazzurro solo metà della stagione del Triplete, il segno di Pandev è indelebile: 27 partite e tre reti, tutte in campionato, compreso un gol nel derby.

E quando al Santiago Bernabeu ci si gioca la gloria eterna contro il Bayern, lo Special One non ci pensa due volte: accanto a Eto’o parte da titolare, trequartista a destra con compiti da equilibratore tattico, proprio il numero 27, che lascia il campo solo dopo 79 minuti, con il parziale già comodamente sul 2-0. Anche quando arriva Benitez, Pandev non perde la sua centralità, giocando ben 42 partite e vincendo il Mondiale per Club, la Supercoppa Italiana e la sua terza Coppa Italia consecutiva.

 

Per portare a casa la quarta, Pandev… deve cambiare squadra. Nell’estate 2011 il macedone passa in prestito al Napoli, trovando parecchio spazio nel gioco di Mazzarri. I suoi gol, 7 nella prima stagione, sono fondamentali per la Coppa Italia vinta contro la Juventus, in particolare la rete con il Cesena ai quarti.

Quando poi l’anno dopo Lavezzi vola al PSG, il numero 29 viene riscattato e diventa il partner d’attacco di Cavani, trovando un’altra stagione da sette reti. Stavolta niente Coppa Italia, ma per la manita basta attendere un altro anno, quando i partenopei, ora guidati da Benitez, si aggiudicano il trofeo in finale contro la Fiorentina. Poi però per un po’ l’amore con l’Italia si interrompe: Pandev va per un anno in Turchia, al Galatasaray. Un’esperienza che, numeri alla mano, tutto è fuorché indimenticabile.

Quale prepensionamento...

E quindi, quando il Belpaese chiama, Goran risponde. A 32 anni il macedone accetta l’offerta del Genoa, che si assicura un calciatore di comprovata esperienza. Potrebbe sembrare il canto del cigno di Pandev, che nella prima stagione in rossoblù non gioca moltissimo. Ma nessuno ha fatto i conti con la sua forza di volontà che lo porterà a sfiorare le 500 partite in A.

Più aumentano gli anni e più salgono le presenze e i gol, con il massimo fatto registrare nella stagione 2019/2020, quando a luglio la carta di identità ha fatto sì che l’attaccante soffiasse su 37 candeline.

E pensare che Pandev si sarebbe già potuto ritirare. Ma il rinvio degli Europei ha cambiato le carte in tavola. Già, perché la formula della Nations League ha regalato alla sua nazionale una possibilità più unica che rara: giocarsi l’accesso alla manifestazione continentale. Un qualcosa che probabilmente nel 2002, anno in cui ha indossato per la prima volta la maglia della Macedonia del Nord, Pandev non avrebbe mai neanche osato sognare.

E invece il calcio ha voluto donare un premio… alla carriera a un giocatore parecchio sottovalutato, che per quanto riguarda il suo paese è una vera e propria icona: 114 presenze, la maggior parte delle quali da capitano, e 36 reti. L’ultima, la più importante di tutti i tempi, è proprio quella che schiude ai balcanici le porte dell’Europa che conta.

Goran con la maglia della Macedonia!

Non che sia la prima volta per lui, che nel 2010 ha fondato nella sua Strumica l’Akademija Pandev. Un club che era nato come accademia giovanile, ma che si è trasformato in una delle certezze del calcio macedone. Nella stagione 2018/19 è arrivato addirittura un trofeo, la coppa nazionale, che ha permesso al club di partecipare per la prima volta ai turni di qualificazione di Europa League.

A dimostrazione che quando in Macedonia del Nord si guarda calcisticamente al Vecchio Continente… lo si fa nel nome di Goran!

*Le immagini dell'articolo, entrambe distribuite da AP Photo, sono di Matthias Schrader e Boris Grdanoski. Prima pubblicazione 13 novembre 2020.

Sull'autore
Di
Ermanno Pansa

Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

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