Quando si parla di nobili decadute del calcio italiano, impossibile non pensare al Bari. La società pugliese ha un bacino di tifosi enorme e fedelissimo, un impianto forse obsoleto ma capiente come il San Nicola (e quando la squadra va bene, da quelle parti sono capaci di riempirlo) e una proprietà ambiziosa che fa capo al presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis.

Tra playoff ed allenatori

Investimenti importanti in un momento delicato

Antenucci il più pagato del Bari e della C

Il rebus delle multiproprietà

In teoria, ci sarebbero tutte le carte in regola per raccontare una storia di riscatto, del ritorno del Bari dal baratro del fallimento del 2018 nelle categorie che più competono ai biancorossi. E invece, dopo la promozione dalla Serie D nella stagione 2018/19, il club è impantanato in Serie C per la terza stagione consecutiva. E non sarebbe neanche un problema, se non ci fossero spese…da grande calcio, gli ingaggi tra Antenucci, Di Cesare che è partito con 300 k, Lollo con 200 e Botta, più alti per la categoria!

Tra playoff ed allenatori

Già, perché De Laurentiis, intelligente anche nella gestione degli stipendi Napoli calcio e suo figlio Luigi, presidente del Bari, hanno fatto le cose in grande per cercare di riportare subito il club tra le grandi, ma le cose non sono decisamente andate come preventivato.

Sportivamente parlando, le ultime due stagioni sono state deludenti, perché la squadra non ha mai centrato la promozione diretta e quando si è ritrovata a giocarsi l'accesso in B tramite i playoff ha in entrambi i casi fallito la missione.

Particolarmente dolorosa è stata la sconfitta nella finale della stagione 2019/20 contro la Reggiana, ma anche l’inattesa eliminazione dello scorso maggio per mano del Feralpisalò è stata un brutto colpo. E a dimostrare che la situazione è complicata c’è anche il numero degli allenatori che De Laurentiis ha portato sulla panchina del San Nicola da quando è alla guida della società.

Michele Magnani, per i nostri Pronostici Serie C vincitore del campionato 2022, è infatti il quinto della nuova gestione, considerando che Cornacchini ha vinto la D ma è durato poco in C, Vivarini ha pagato la finale playoff persa e che Auteri è stato prima sostituito da Carrera, poi reintegrato e di nuovo lasciato andare.

Michele Mignani, bandiera anche del Siena!

 

Investimenti importanti in un momento delicato

Il problema vero però è che gli investimenti del club, ben superiori agli ingaggi medi della categoria, si sono scontrati con la crisi dovuta generale che lo sport italiano ha vissuto negli ultimi mesi. E di investimenti ne sono stati fatti tanti, soprattutto sul parco giocatori. Basterebbe pensare che l’unico della rosa attuale che sia reduce dalla promozione in Serie C da favoritissimi per le scommesse sportive della primavera 2019 è il capitano Valerio Di Cesare.

Per il resto, tutti volti nuovi rispetto a poco più di due anni fa, alcuni dei quali sono anche semplicemente passati e già andati via. Una girandola infinita che, assieme a quella degli allenatori, non ha certo reso le cose più semplici ai biancorossi. E che non è per nulla costata poco, visto che tra cartellini e ingaggi la società, secondo la Gazzetta dello Sport, in poco più di tre anni ha speso più di 20 milioni di euro.

Non esattamente cifre da Serie C, anzi, che probabilmente avrebbero garantito la tranquilla sopravvivenza di una squadra di B. Ma le cose a Bari si sono incastrate decisamente male, perché le speranze sportive di ritorno immediato in B (con tanto di introiti maggiori, sia da parte di pubblico e sponsor che televisive) sono state frustrate e nel frattempo ci si è messa anche la sospensione dei campionati, rendendo i costi della squadra particolarmente difficili da sostenere.

Antenucci il più pagato del Bari e della C

In particolare, quelli degli ingaggi. Il caso più lampante è quello che riguarda Mirco Antenucci, il Paperone della Serie C. Quando nella stagione 2019/20 il Bari ha comprato il centravanti, l’obiettivo era tanto semplice quanto complicato: salire subito in B, rendendo quella della Serie C una breve parentesi.

Per farlo, De Laurentiis ha preso a parametro zero l’esperto centravanti della SPAL, ma gli ha offerto un contratto che non collimava decisamente con la categoria: 1,5 milioni di euro a stagione, una cifra che neanche qualche collega nella divisione cadetta forse vede.

Antenucci esulta a Ferrara!

Fallito due volte l’assalto alla B, però, ora il Bari si ritrova sulle casse societarie il pesantissimo ingaggio di Antenucci, che comunque il suo sottoporta continua a farlo eccome ed è sempre un'ottima opzione di marcatore per le quote calcio, fino a giugno 2022. Basterebbe considerare che il minimo salariale per la categoria è di circa 26mila euro lordi e che dopo l’uragano dovuto alla crisi sono molti i calciatori di C che non si discostano molto da quelle cifre.

Nella scorsa stagione il secondo più pagato della terza serie era Falletti della Ternana, ma solo perché il suo contratto era (ed è tuttora) di proprietà del Bologna. E anche la nuova stella della categoria, l’ex SPAL Paloschi, finito a Siena ha dovuto diminuire le sue pretese rispetto allo stipendio da 600mila euro netti percepito in B.

Il rebus delle multiproprietà

Antenucci trasforma un calcio di rigore nel 2010.

E poi il Bari, per sognare in grande, deve far fronte a un altro problema: quello delle multiproprietà. Finché i pugliesi e il Napoli non saranno nella stessa serie, non ci saranno questioni, ma anche se De Laurentiis dovesse riuscire nell’impresa di riportare i biancorossi in Serie A, non potrebbe comunque godersi il match tra le “sue” squadre.

Le normativa è abbastanza chiara e la sua interpretazione è stata confermata dal recentissimo caso della Salernitana: impossibile per due club legati a livello di proprietà partecipare allo stesso campionato. Claudio Lotito ha infatti dovuto affidare la società granata a un trust in attesa di trovare un compratore (o che la Salernitana torni in Serie B, anche se non è certo la speranza del numero uno biancoceleste).

Una situazione che certamente il presidentissimo del Napoli ha già messo in conto quando ha deciso di acquistare il Bari. Del resto, riportare un club storico come quello pugliese nella massima categoria significherebbe, a livello economico, avere in mano un asset dalla valutazione assai importante. E a quel punto, forse, si troverebbe un senso ai pesantissimi investimenti da parte della società, che potrebbe trovare un acquirente interessato a una piazza calda, fedele e capace di entusiasmarsi come poche in Italia.

Il punto però è che per porsi questo problema, il Bari deve prima arrampicarsi dalla C alla B e l’impresa, finora, è stata assai più complicata del previsto. Una volta nella serie cadetta, De Laurentiis avrà modo e maniera di immaginare il futuro del club di nuovo tra le grandi. Ma finora, il sogno di un ritorno biancorosso in Serie A è stato una fantasia molto romantica, parecchio deludente e…troppo costosa.

*L'immagine del calcio di rigore trasformato è di Francesco Pecoraro (AP Photo). Prima pubblicazione 13 novembre.

Sull'autore
Di
Ermanno Pansa

Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

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