Se nei mesi scorsi abbiamo analizzato a trecentosessanta gradi la figura del team manager, spazio ora alla "radiografia" dei dirigenti accompagnatori. Che differenza intercorre tra le due? Una fondamentale: quella del "TM" si dipana nel mondo professionistico, il dirigente accompagnatore, invece, è una figura indispensabile nel dilettantismo e nell'attività giovanile.

Esiste proprio un cambio di nomenclatura, la cui linea di demarcazione passa tra la Serie C e la D. I compiti sono simili, non certo identici, dal momento che le esigenze tra professionismo e dilettantismo variano non di poco. Ma l'obiettivo è sempre lo stesso: stare il più vicino possibile a squadra e allenatore e, all'occorrenza, conferire con la dirigenza. Nel caso del dirigente accompagnatore in sé, tuttavia, a muovere tutto il carrozzone è il puro spirito di volontariato.

Un ruolo "a-tecnico" e onnicomprensivo

Inutile, quindi, in questo caso, parlare di compensi o stipendi: molto spesso, lo sappiamo bene, più si scende di categoria o ci si perde nel maremagnum dell'attività giovanile, il dirigente accompagnatore è a volte un parente, spesso il padre (o lo zio) di un giocatore.

Pur nello spirito "ausiliario" a beneficio della squadra, esiste una regola fondamentale da rispettare: a differenza dell'allenatore in seconda, il ruolo di dirigente accompagnatore deve rimanere "a-tecnico", cioè privo di indicazioni "di campo" si giocatori, sia nel bene, che nel male, per non ingenerare confusione dal punto di vista delle "gerarchie da panchina".

Deus ex machina silenzioso

Una figura di "deus ex machina", ma quanto più silenziosa possibile. Un ruolo di fatica, di cui spesso e volentieri i giocatori non si accorgono ma che, a mano a mano che si scende di livello, risulta indispensabile per tenere in piedi un'intera stagione, da settembre a giugno. Il dirigente accompagnatore dev'essere il primo ad arrivare e l'ultimo ad andarsene, presente ad ogni partita, ancorché ad ogni occasione in cui la squadra si raduna.

Non gli capiterà di divincolarsi tra alberghi e carte di imbarco da esibire nei vari aeroporti, tuttavia, esattamente come il team manager tra i "prof", il dirigente accompagnatore deve prevedere le eventuali incombenze connesse al trasporto e alla documentazione degli atleti, che consiste sostanzialmente nella raccolta dei cartellini o delle carte d'identità, o ancora patenti, da esibire all'appello dell'arbitro.

Quindi, il "DA" deve, come si suol dire, "drizzare le antenne" recependo e trasmettendo tutte le informazioni in suo possesso concernenti gli avvenimenti riguardanti la squadra.

Una missione da perseguire: l'armonia di spogliatoio

Ma non solo: il "DA" è chiamato a organizzare e strutturare l’attività in maniera semplice e funzionale, concordando col mister le tempistiche e le modalità d’attuazione in una parola che deve mettere d'accordo tutti: "armonia".

Altra "cosa buona e giusta", consiste nella sorveglianza puntigliosa e responsabile del gruppo, tutto questo per mantenere la stessa lunghezza d'onda ed evitare insorgere di mugugni interni o distrazioni che possono minare, come effetto domino, l'intero lavoro impostato dal mister.

Un "server umano" di informazioni

E ancora: un buon dirigente accompagnatore deve assicurare in modo costante, diretto e subitaneo, i contatti tra allenatore e squadra: in questo senso, si adopererà per la raccolta di tutti i contatti telefonici creando un elenco da consegnare al mister e, ovviamente, tra gli stessi giocatori in caso di future necessità.

E se è vero che il "vice" sia il bracco destro dell'allenatore, il dirigente accompagnatore può esserne considerato il sinistro, che a seconda dell'avversario (parliamo sempre di ambiti dilettantistici), compie anche la funzione di ricerca, scout e match analyst allo scopo di raccogliere tutte le informazioni possibili appannaggio della propria squadra.

Il principio di lealtà

Un "DA" infaticabile, infine, è attento anche "mission" societaria, avendo cura che la filosofia dell'allenatore venga recepita e rispettata dai vari giocatori evitando l'insorgere di polemiche interne che, se incontrollate, possono - come si suol dire - "spaccare lo spogliatoio" in maniera pericolosa. Tutto questo, declinato all'attività giovanile, significa trasmettere i valori dell'educazione calcistica e comportamentale nel segno della lealtà, tra compagni e avversari.

Le fondamenta del calcio

Esistono corsi di formazione, proposti dalle varie sezioni locali della Figc e anche dai top club. Perché, ed è importante sottolinearlo, esiste una forte richiesta di questa figura dall'attività di base alle anticamere del professionismo.

Un ruolo che costituisce le radici o, se volete, le fondamenta del calcio. Da dirigente accompagnatore si può diventare team manager. E da team manager, come già visto con Eusebio Di Francesco, c'è chi scommette su se stesso e diventa un allenatore professionista di successo.

*La foto di apertura dell'articolo è di Eitan Abramovich (AP Photo).

Sull'autore
Di
Stefano Fonsato

Stefano collabora da anni come giornalista freelance per il portale web di Eurosport Italia, per il quotidiano La Stampa e con la casa editrice NuiNui per la quale è stato coautore dei libri "I 100 momenti magici del calcio" e "I 100 momenti magici delle Olimpiadi".

E' amante delle storie, dei reportage e del giornalismo documentaristico, ma il suo "pallino" resta, su tutti, il calcio d'Oltremanica.

 

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