Capelli biondi, movimenti felini e il sorriso sul volto di chi non appena lo lasci libero un secondo segnerà. Questo, per oltre quindici anni, è stato Jürgen Klinsmann, attualmente allenatore dell’Hertha Berlino. Un attaccante letale, che non ha mai deluso le squadre che hanno puntato su di lui. Tra club e nazionale il classe 1964 ha vinto quasi tutto il vincibile.

La sua firma è su un mondiale e un europeo di quelli che la Mannschaft ha in bacheca e il suo fiuto del gol lo ha portato a terrorizzare le difese di mezza Europa, considerando che il tedesco si è messo alla prova in ben quattro dei cinque campionati più importanti del Vecchio Continente, in anni nei quali spostarsi continuamente non era così frequente.


Quando la famiglia si trasferisce a Stoccarda da Göppingen, il giovane Jürgen comincia a giocare per la seconda squadra cittadina, i Kickers, in seconda divisione. Però papà Siegfried fa il panettiere e vuole che il suo ragazzo impari il mestiere prima di gettarsi a capofitto a correre dietro a un pallone. Detto, fatto e nel 1982 Klinsmann può inseguire il suo sogno. Di corsa, perchè il ragazzino è nella sostanza un atleta prestato al calcio quasi per caso: le sue capacità sono da sprinter e non per niente le affina con un allenamento personalizzato con uno degli allenatori della nazionale tedesca di atletica.

L’esperienza con i Kickers dura poco, perché lo Stoccarda, quello “vero”, nota quel biondino che riesce a correre i 100 metri con tempi da velocista. E quella velocità lui la applica con il pallone tra i piedi. Arrivano i gol, tanti, fino a diventare capocannoniere della Bundesliga e a portare lo Stoccarda alla finalissima di Coppa UEFA, persa contro il Napoli di Maradona.


L'avventura in Italia - Un talento del genere non può sfuggire al calcio italiano, anche perché ha due compagni di nazionale che sono già all’Inter. E quindi nel 1989 i nerazzurri decidono di lasciare andare Ramon Diaz, protagonista dello Scudetto dei record dell’anno precedente, per dare a Klinsmann il posto di terzo straniero. Assieme a Matthäus e Brehme forma il trio dei Panzer, che si contrappone a quello dei Tulipani del Milan.

In Italia non riesce a conquistare il campionato, ma nel 1990 la Coppa del Mondo non gli sfugge. E neanche la Coppa UEFA 1990/91, vinta in finale contro la Roma. I tifosi nerazzurri si innamorano, nonostante la perfida Gialappa’s Band decida di regalargli il soprannome di “Pantegana Bionda” per un clamoroso liscio sottoporta, non proprio da bomber consumato.


Lascia l’Italia nel 1992. Dovrebbe andare al Real Madrid, ma finisce per accasarsi al Monaco e anche in Ligue 1 continua a fare quello che gli riesce meglio: segnare, trascinando anche la squadra del Principato alle semifinali di Champions League. Poi qualcosa si rompe e nel 1995 il tedesco decide di andare in Inghilterra, al Tottenham. Al di là della Manica lo accolgono con l’etichetta di simulatore, per il rigore non proprio solare conquistato nella finale di Italia ’90.

Lui, per tutta risposta, alla prima partita con gli Spurs segna di testa ed esulta con un bel tuffo sull’erba. Da tuffatore a leggenda, il passo è brevissimo. Ancora oggi, dalle parti di White Hart Lane, Klinsmann è un mito, nonostante abbia giocato una sola stagione da quelle parti. Ma 29 gol in 50 presenze parlano da soli.


Torna in Germania, al Bayern Monaco, dove si toglie la soddisfazione di vincere un’altra Coppa UEFA e l’unico campionato della sua carriera, intervallati dall’Europeo ’96. Si fa rivedere brevemente in Italia, con la maglia della Samp, ma quando sente il peso degli anni che passano decide di chiudere con mezza stagione al Tottenham.

Anzi no, perché si trasferisce negli Stati Uniti e, tra un corso da allenatore e l’altro, si fa rivedere sotto falso nome (Jay Göppingen, come la sua città di nascita) in una squadra di quarta serie in California.


Inizia una nuova carriera - Il destino però è la panchina e neanche una qualsiasi. La Germania sceglie lui per guidare il programma di rinnovamento in vista dei Mondiali casalinghi del 2006. I tanti giovani lanciati e il calcio offensivo praticato spaventano i tradizionalisti tedeschi, ma i risultati non mancano. La squadra di Klinsmann si arrende solo all’Italia Campione del Mondo e arriva terza nella rassegna iridata.

Non basta per evitare le critiche e quindi il CT non rinnova il contratto, preferendo lasciare la panchina al suo secondo Löw. Che, anche partendo dal lavoro del suo predecessore, arriverà a vincere i mondiali nel 2014.


Le altre esperienze da allenatore non sono però entusiasmanti. Klinsmann riesce a essere uno dei pochi tecnici a fallire totalmente al Bayern, che nella stagione 2008/09 termina secondo alle spalle del sorprendente Wolfsburg. Ma il biondo ex attaccante non c’è già più, esonerato nell’aprile 2009 con la squadra al terzo posto.

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Nel 2011 chiama anche la sua patria adottiva, gli Stati Uniti. La nazionale a stelle e strisce si comporta bene nel ciclo che porta al mondiale 2014. Nel 2013 gli statunitensi vincono la Gold Cup e in Brasile vengono eliminati dal Belgio agli ottavi di finale, dopo aver portato i Diavoli Rossi ai supplementari. Gli anni successivi però sono deludenti e quando gli USA perdono le prime due partite di qualificazione a Russia 2018, viene esonerato.


Ora sembrava arrivata una nuova opportunità per il tedesco, con l’Hertha Berlino che aveva puntato su di lui dopo aver esonerato Ante Čović. La società della capitale tedesca aveva anche investito tanto nel mercato di gennaio da diventare il club che ha speso di più nella sessione invernale: 76 milioni per Tousart, Piatek, Cunha (bomber del Brasile olimpico) e Ascacíbar.

Per lui 10 settimane di gestione a Berlino e qualche disavventura di troppo, come aver dimenticato in California i documenti per rinnovare la licenza da allenatore, il calcio tedesco ha riaccolto a braccia aperte “Klinsi”, che, anche da allenatore, non perde il sorriso sornione e si dimette, clamorosamente, su Facebook! E che, da buon panettiere, sa sempre trovare la ricetta giusta per far… crescere la sorpresa dei suoi sostenitori!

*La foto di apertura dell'articolo è di Martin Meissner (AP Photo).

Sull'autore
Di
Ermanno Pansa

Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

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