La profonda crisi economica che ha colpito il calcio ha avuto effetti differenti sulle società e sul loro modo di operare, ma anche sui correttivi che le varie federazioni e i campionati impongono per far rimanere il mondo del pallone perlomeno sostenibile.

L'indice di liquidità in finanza

L'indice di liquidità come parametro FIGC

La soglia dell'indice di liquidità

Il caso Lazio 2021 e la soluzione

Indice e Fair Play, le differenze

 

In Spagna c’è il salari cap imposto dalla Liga, quel limite agli ingaggi dei calciatori calcolato in base alle disponibilità del singolo club. Una situazione che, viste le casse disastrate dei blaugrana, ha costretto per ridurre gli stipendi del Barcellona a non poter rinnovare il contratto a Messi, ma anche a lasciare andare un calciatore dallo stipendio pesantissimo come Griezmann.

Tebas, dominus della Liga spagnola

 

L'indice di liquidità in finanza

In Italia invece si utilizza l’indice di liquidità. Di cosa si tratta? E soprattutto, perché l’annunciato abbassamento a 0,6 dell’indice da parte della Federcalcio di Gabriele Gravina è stato una notizia che farà dormire sonni un po’ più tranquilli ai proprietari delle squadre?

Gravina con Malagò

In termini molto elementari, l’indice di liquidità rappresenta la capacità di un’azienda di far fronte alle uscite grazie alle proprie entrate. In gergo tecnico, è il rapporto tra attività correnti e passività correnti e può essere considerato il vero e proprio metro di misura della bontà finanziaria dei conti di un’impresa, almeno nel breve termine.

Chi ha un basso indice di liquidità sarà per forza di cose più probabilmente impossibilitato a rispettare gli obblighi che ha nei confronti dei suoi creditori, una situazione che, se portata avanti a lungo termine, porta inevitabilmente al fallimento.

L'indice di liquidità come parametro FIGC

Cosa c’entra in tutto questo il calcio? Beh, nel 2015, nel corso dell’adeguamento delle sue norme tecniche per il monitoraggio delle società di calcio, la FIGC ha deciso di inserire l’indice di liquidità come uno dei parametri per determinare se una società potesse o no inscriversi al campionato.

Poi la pregiudiziale per l’iscrizione è caduta, anche perché, vista la crisi che ha colpito anche il mondo del calcio, se fosse rimasta sarebbe stato davvero complicato per la maggior parte delle società giocare i campionati federali. Ma la valutazione dell’indice di liquidità è comunque rimasta come parametro per stabilire la libertà di un club in ambito di calciomercato. 

A contribuire alle attività e alle passività sono tutte le voci, comprese quelle delle sponsorizzazioni e gli introiti vari. Ma in un periodo in cui gli stadi sono stati a lungo vuoti e gli sponsor si sono spesso defilati, non è assolutamente semplice mantenere un buon equilibrio tra le entrate e le uscite, se non attraverso il calciomercato. Ed ecco perché molti club devono sottostare a quello che è diventato un vero e proprio imperativo: prima vendere e poi comprare.

La soglia dell'indice di liquidità

Se l’indice di liquidità è al di sotto della soglia consentita, la società dovrà prima ridurre le passività per poter portare nuovi calciatori a gravare sul bilancio. E persino comprare a parametro zero non aiuta, perché se è vero che non si paga il cartellino, c’è comunque la necessità di pagare un ingaggio, che rientra nelle passività. Dunque, finché non ci si libera di un giocatore, anche solo del suo ingaggio (ma sarebbe meglio che qualcuno ne pagasse il trasferimento!), diventa impossibile tesserarne un altro, riducendo, così, la competitività anche per le scommesse sportive!

Ecco perché l’abbassamento della soglia prevista dalla FIGC è una buona notizia. Negli scorsi anni, quelli precedenti alla crisi, quando gli ingressi erano maggiori, la Federazione era stata parecchio rigida nell’imporre il coefficiente. Nel 2019/20, prima della sospensione, la soglia era a 0,7 (ovvero possibilità di spendere 1 solo se le entrate sono pari a 0,7), mentre nella stagione 2020/21, anche per mantenere il più possibile l’equilibrio in un periodo storico assai complicato e mai vissuto prima dal calcio, è addirittura salito a 0,8.

Vista la situazione, poi, per il mercato dello scorso gennaio è arrivata una deroga, considerando che i problemi di gestione erano congiunturali e non certo dovuti a errori di gestione da parte dei club. Nella sessione invernale 2021, c’è stata la possibilità di sforare dal tetto previsto, con la concessione di 2,5 milioni (comprensivi di acquisto più ingaggio) che non sarebbero stati conteggiati nel stabilire l’indice.

La comunicazione recente della FIGC che il minimo previsto per la stagione 2021/22 è invece sceso a 0,6 regala dunque parecchio spazio di manovra ai club, che non dovranno necessariamente far fronte al solito domino cessione-acquisto, per fare mercato.

Il caso Lazio 2021 e la soluzione

Oppure, le proprietà non saranno costrette a immettere denaro fresco nei conti del club per riequilibrare l’indice e poter così operare liberamente sul mercato. Che è esattamente quanto successo durante il mercato estivo 2021 alla Lazio. Per alcune settimane, i biancocelesti non hanno potuto ufficializzare nessuno degli acquisti portati a termine (come quelli di Hysaj e di Pedro, entrambi avvenuti a parametro zero) proprio perché la società capitolina non riusciva a rientrare nel valore minimo dell’indice previsto dalle NOIF (le Norme Organizzative Interne Federali).

Pedro esulta dopo il gol al derby!

Quando la Lazio ha capito che non sarebbe stata in grado di cedere calciatori alle cifre di cui aveva bisogno o di liberarsi dell’ingaggio di chi è al di fuori del progetto, è stato necessario per Lotito aprire i cordoni della borsa e inserire in prestito soldi nelle casse della società; in questo modo, Sarri ha avuto tutta la rosa a disposizione, rispettando i pronostici calcio nelle due vittorie iniziali da favorito contro Empoli e Spezia.

Anche questa tipologia di manovra, però, non è molto semplice da effettuare in un momento in cui i morsi della crisi, nonostante un accenno di ripresa, stanno ancora colpendo parecchi settori, compresi quelli in cui operano i proprietari o i maggiori azionisti dei club.

Indice e Fair Play, le differenze

Dunque, meglio lavorare sul mercato, liberandosi di ingaggi scomodi e cercando di monetizzare il più possibile i cartellini. Occhio però, perché in questo caso le plusvalenze non contano nulla. Il fatto che un calciatore abbia generato più valore rispetto a quanto sia costato è fondamentale per il Fair Play Finanziario, ma non per l’indice di liquidità.

E anche nel momento in cui due club dovessero decidere di ipervalutare due calciatori e scambiarseli, creando in entrambi i casi una plusvalenza, l’unico numero che conterebbe sarebbe l’effettiva quantità di denaro che entra o esce dalle casse dei due club. Che, nella maggior parte dei casi simili, è pari a zero. E quindi tutto ciò che conta davvero è ricevere denaro fresco per i cartellini dei calciatori o trovare il modo di non pagare stipendi pesanti a chi è già sotto contratto.

*Le immagini dell'articolo sono distribuite da AP Photo. 

 
Sull'autore
Di
Ermanno Pansa

Ermanno è un grande appassionato di sport, in particolare del calcio, vissuto a 360°: come professionista e come tifoso. Ha seguito tutte le fasi finali delle manifestazioni internazionali degli ultimi 15 anni, Mondiali ed Europei.

Amante degli incontri ricchi di gol, collabora quotidianamente con il blog di 888sport, per il quale rappresenta una costante fonte di idee.

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