Harry Blackstone, Lance Burton, Cardini, Andrés Iniesta, David Copperfield. 
Sapete chi è l’intruso in questo elenco di maghi? Beh, tutti tranne l’ex giocatore del Barcellona, l’illusionista più bravo della lista. 

Sì, perché se è vero che questa tipologia di arte effettua dei trick che si reggono sull’inganno, dei giochi di abilità che altro non fanno che spostare l’attenzione degli spettatori dal trucchetto che il mago sta realizzando, al contrario, le giocate di Don Andrés Iniesta erano tutto fuorché finzione.  

Pensate che gioia deve avere il sindaco di *Fuentealbilla, comune spagnolo di 1.951 abitanti, ogni volta che parlando di calcio, ricorda che in un posto dimenticato da Dio e da Wikipedia sia comunque nato un calciatore come Iniesta. 

Pensate pure a Dio, premesso che ne esista uno e se c’è sicuramente segue il calcio, quando ha deciso che la nazionale spagnola, pur sempre ricca di campioni nella sua storia, doveva attendere fino al 2010 un gol di Iniesta al 116esimo della finale contro l’Olanda per vincere il primo Mondiale della storia roja. 

Il giorno dell’addio al Barcellona, nel suo discorso culminato nelle lacrime, dice che preferirebbe “essere ricordato più come una grande persona che per un grande giocatore”. 
Non conosciamo di persona Don Andrés e non abbiamo dubbi sul fatto che possa essere la persona migliore di questo mondo, ma superare ciò che è stato il calciatore nel suo raro caso è pressoché impossibile per tutti. 


*A proposito di Fuentealbilla, di sicuro non sarà poi stato così orgoglioso di lui il sindaco del paese quando Iniesta iniziò a muovere i suoi primi passi da piccolo calciatore. Il paese è piccolissimo, tutti si conoscono e tutti conoscono José Antonio Iniesta, muratore con la fissa del calcio e con una Ford Orion con cui ha cominciato a fare 100 chilometri 3 volte alla settimana quando l’Albacete decide di aggregare in squadra il piccolo Andrés.

 

Per questo motivo e per altri (dovette risparmiare per 3 mesi per acquistare le scarpette nuove al figlio), i membri della famiglia Iniesta vengono etichettati come “gli scemi del villaggio”.

L'altro gol della vita 

Ad Iniesta va attributo anche un altro goal che sì, probabilmente ha influenzato e cambiato le sorti di un’era calcistica come questa degli anni 20 che sta per chiudersi. Il suo goal al Chelsea nella semifinale di ritorno di Champions League del 2009 rientra nella sua straordinaria capacità di risolvere le situazioni più delicate. In momenti in cui molti perderebbero anche l’ormai innata capacità di reggersi in piedi, Iniesta riesce senza scomporsi a fare la cosa più complessa, forse ai limiti della balistica nel caso del goal al Chelsea. 

Insomma, Iniesta, tra i giocatori più forti della storia del mondo, riesce con leggerezza e senza mai evadere in atteggiamenti estroversi, a essere giocatore e uomo universalmente amato. Uno che fa andare le cose come devono andare. 
Numero 8 in tutta la trafila delle giovanili e in quasi tutta la sua vita al Barcellona. A 8 anni iniziò all’Albacete. Numero 8 anche nella sua ultima esperienza asiatica nel Vissel Kobe. Forse Il numero 8 più forte della storia del calcio, parola di chi di numeri 8 se ne intende. 
 

*Il testo dell'articolo è di Luigi Di Maso, responsabile editoriale di Social Media Soccer.

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