Il calcio è quello sport in cui, nel momento stesso in cui si pensa di aver formulato una teoria inconfutabile su questo o quell'argomento, succede qualcosa che spazza via ogni tipo di certezze. Prendete, ad esempio, la nazionale Inglese di metà Novecento: dopo il Mondiale casalingo vinto 4-2 sulla Germania (in cui uno dei pilastri era il difensore Jack Charlton, recentemente scomparso) nel 1966, si pensò che - finalmente - i padri fondatori del calcio si fossero ufficialmente ripresi (per sempre) la propria creatura.

Tuttavia, esattamente 24 anni dopo, a seguito dell'eliminazione ai rigori avvenuta proprio per mano dei tedeschi dell'ovest a Italia '90, il centravanti Gary Lineker pronunciò il fatidico aforisma "Il calcio è un gioco che si gioca in 11 contro 11 e alla fine vince sempre la Germania". Quella Coppa del Mondo alzata sotto l'arco di Wembley rimane l'unica per i sudditi della Regina Elisabetta, che ai tempi si erano pure convinti di avere per le mani la più grande scuola di portieri al mondo.

Come dar loro torto con Gordon Banks tra i pali? Tuttavia, anche qui, dopo "Banks of England", il piano iniziò a inclinarsi dalla parte sbagliata e, ancora oggi, l'estremo difensore della nazionale dei Tre Leoni rappresenta il primo dei tasti dolenti. 

Shilton tra i più amati

A inaugurare la mediocre tradizione "post Banks" fu il suo diretto successore Peter Shilton il quale, seppur amatissimo in patria, fu il primo protagonista della mancata qualificazione dell'Inghilterra ai Mondiali del 1974 (organizzati, anche qui, in Germania Ovest). Nel match decisivo disputato contro la Polonia il 17 ottobre 1973 proprio a Wembley, teatro del trionfo iridato appena 7 anni prima, Shilton si fece passare sotto il braccio sinistra il rasoterra certo non irresistibile dell'attaccante avversario Jan Domarski.

Il portiere polacco, invece, Jan Tomaszewski, nonostante un infortunio alla mano rimediato a inizio partita, con tuffi poco ortodossi (da "acrobata circense", come lo definirono i media inglesi) parò praticamente di tutto, tranne il rigore del pareggio di Clarke. Risultato, 1-1 e Inghilterra clamorosamente fuori dai Mondiali. Per Shilton alla 15esima presenza con la maglia di Sua Maestà (poi due volte campione d'Europa col Nottingham Forest di Brian Clough), sembrava destinato a interrompere la sua esperienza con la Nazionale.

Ne diventò, invece, il recordman di presenze (125) protraendosi sino a Italia '90, per poi ritirarsi a 48 anni con il Leyton Orient, in cui - con 1005 presenze in campionati professionistici - passò nella storia del Guinness dei Primati come portiere più longevo "all time". Mai come nel suo caso, si ripresenta d'obbligo il quesito shakespeariano sui portieri inglesi: eroi o villani?
 

Seaman e gli errori di posizione

Quel grave errore del '73 fu, di fatto, l'unica "macchia" della carriera di Shilton ("il punto più basso della mia carriera" come lui stesso lo definì), la cui carriera proseguì all'insegna della costanza di rendimento. Non si può dire lo stesso del suo immediato successore, David Seaman, storico estremo difensore dell'Arsenal. La porta dei Gunners venne malamente profanata in sua presenza.

Un'immagine, su tutte: quel gol, già raccontato su questo blog, praticamente da centrocampo di Nayim che, il 10 maggio 1995, consegnò la Coppa delle Coppe al Saragozza di Juan Esnaider. Seaman che, sette anni dopo, al "Shizuoka Stadium", cadde nel medesimo errore di posizionamento sulla punizione di Ronaldinho, che da posizione siderale insaccò sotto l'incrocio dei pali nel match iridato tra Brasile e Inghilterra, con gli inglesi lanciatissimi fino a quel momento anche per le scommesse calcio su 888sport.

Seaman contro il Brasile!
 

Robinson e la maledizione infinita

Capita l'antifona, già negli anni '90 le formazioni di Premier League iniziavano ad affidarsi ai più affidabili portieri stranieri. Nel frattempo, quelli originari della Perfida Albione, continuavano a fare danni.

L'equilibrio sembrava tornato con Paul Robinson, capace di mantenere inviolata la porta dei Tre Leoni per 3 delle 5 partite  disputate al Mondiale 2006. Poi, però, un paio di mesi dopo, l'11 ottobre, in un match di qualificazione a Euro 2008, definì il 2-0 per i padroni di casa della Croazia, mancando clamorosamente lo stop di piatto sull'innocuo retropassaggio di Gary Neville. Robinson se la prese con una "zolla maledetta" entrando anch'egli nel novero dei portieri-calamità, proprio come James

David James, ad esempio, si guadagnò l'appellativo di "Calamity James" per le sue bravate tra i legni, così come in fase di uscita. James, si alternò (con altrettanto insuccesso) a Robert Green ai Mondiali 2010: tutto questo dopo che Green si fece clamorosamente scappare un tiro senza pretese dello statunitense Dempsey nella partita d'esordio alla kermesse iridata, sul risultato di 1-0 per la nazionale allora allenata da Fabio Capello.


C'era invece Joe Hart, il 15 novembre 2012, nell'amichevole tra Svezia e Inghilterra, terminata 4-2 per gli scandinavi grazie a un poker di reti realizzate (tutte) da un incommensurabile Zlatan Ibrahimovic.

L'attuale attaccante del Milan, al 90', si approfittò di una maldestra uscita di testa dell'ex Toro, per esibirsi in quella spettacolare rovesciata acrobatica da fuori area, così ripetutamente passata dalle emittenti televisive.

Da qui, per Joe Hart (irriso dal maestro Andrea Pirlo col "cucchiaio" nella vittoria ai penalty degli Azzurri contro gli inglesi a Euro 2012, perché "sogghignava ai rigoristi italiani"), iniziò una parabola discendente fatta di catastrofi, alternatasi sempre più spesso alle prestazioni dignitose. Oggi, l'estremo difensore di Shrewsbury, passato anche per il Toro, è svincolato dopo essere stato a lungo "dimenticato" in panchina al Burnley.
 

Ce la farà Pickford?

E, tutt'oggi, la nazionale inglese continua a non raccogliere i dividendi desiderati tra i pali. I protagonisti continuano ad alternarsi ed oggi e il turno del portiere dell'Everton Jordan Pickford, attualmente senza biasimi. Riuscirà il toffeeman a vincere la maledizione che perdura dal 1973 ed a difendere con attenzione la porta dell'Inghilterra tra le favorite per le scommesse di Euro 2020?

*Le immagini dell'articolo, entrambe distribuite da AP Photo, sono di Michael Sohn e David Guttenfelder.

Sull'autore
Di
Stefano Fonsato

Stefano collabora da anni come giornalista freelance per il portale web di Eurosport Italia, per il quotidiano La Stampa e con la casa editrice NuiNui per la quale è stato coautore dei libri "I 100 momenti magici del calcio" e "I 100 momenti magici delle Olimpiadi".

E' amante delle storie, dei reportage e del giornalismo documentaristico, ma il suo "pallino" resta, su tutti, il calcio d'Oltremanica.

 

Articoli Correlati
Leeds, tra tradizione e business!

Leeds great again!

Rooney: contraddizioni al servizio della numero 8

8 nel primo United!

La salvezza delle retrocesse: il paracadute

Il paracadute per le retrocesse

Ian Wright: un numero 8 mai banale. 

Number 8 Stories

Il grande cuore di Braintree!

L'idea del Pres del Braintree